martedì 22 dicembre 2009

Buon Natale!

Ciao a tutti, un semplice post per augurare buon Natale e felice anno nuovo!



Qui trovate info sul mio film per Natale: Brothers.

giovedì 3 dicembre 2009

Chi ben comincia...

Dopo il glorioso inizio di questa sera con larga e viva partecipazione sono lieto di comunicarvi il calendario dei prossimi appuntamenti:

10 febbraio -> "Figli di un Dio minore", relatore: Martino Mortola
17 marzo -> "Elephant", relatore: Stefano Pasetto
21 aprile -> "La guerra di Mario", relatore: Pietro Guzzetti

Stasera si parte

Stasera inizia la rassegna della CC0910 con il film tutto italiano "Si pu? fare", relatore don Alessandro Lucini.

20.45 @ sala TV

venerdì 27 novembre 2009

Mamme a 16 anni, ambigua serie TV

Da martedì scorso alle 22.00 su MTV va in onda la mini serie in sei puntate "16 and Pregnant", docufilm su ragazze di 16 anni incinta che hanno decise di tenere il bambino.

giovedì 26 novembre 2009

SUGO - Programma interessante

Vi segnalo che è da poco ripresa la II serie di Sugo, un interessante programma sui media ed il web 2.0 che va in onda su Rai4 (digitale terrestre) ogni martedì in II serata.

Check this out!

Sito

mercoledì 25 novembre 2009

The winner is...

Ecco i titoli scelti dalla commissione or ora:

-Si può fare (3 dicembre)
-Figli di un Dio minore
-La guerra di Mario
-Elephant

Ecco invece chi ha ancora futuro incerto:ù
-Sweet Sixteen
-Paranoid Park

Presto il calendario con le date ufficiali.

Figli di un Dio Minore

Premio oscar per la migliore attrice.

Leggi la trama

Parada

Info

Trailer:

Si può fare (Commedia Italia 2008)

Recensione

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56263

trailler

http://www.youtube.com/watch?v=yjRKbO5m-TU&feature=rec-LGOUT-exp_fresh+div-HM

martedì 24 novembre 2009

SCOPRENDO FORRESTER

Commedia drammatica USA 2000


INTO THE WILD- Sean Penn 2007.

Tratto da una storia vera.
Vai alla trama
guarda il trailer

IL SAPORE DELLA VITTORIA

Drammatico USA 2000


ROSSO COME IL CIELO

Drammatico Italia 2005


NIENT'ALTRO CHE NOI

Commedia Italia 2008


ROLE MODELS

Commedia USA,Germania 2008




giovedì 19 novembre 2009

Mona Lisa Smile

Commedia USA 2003

Info

Trailer:

Thirteen - 13 anni

Drammatico USA 2003

Info

Trailer:

Sweet Sixteen

Drammatico Gran Bretagna 2002

Info

Trailer:

Essere e avere

Docufilm Francia 2002

Info

Trailer:

Caterina va in città

Commedia Italia 2003

Info

Trailer:

Angeli ribelli

Drammatico Gran Bretagna 2003

Info

Trailer:

Stella

Drammatico Francia 2008

Info

Trailer:

La guerra di Mario

Drammatico Italia 2006

Info

Trailer:

Elephant

Drammatico Stati Uniti 2003

Info

Trailer:

Bowling a Colombine

Docufilm Stati Uniti 2002

Info

Trailer:

Paranoid Park

Drammatico Stati Uniti 2007

Info

Trailer:

Breakfast on Pluto

Drammatico Irlanda 2005

Info

Trailer:

La Classe

Docufilm Francia 2008

Info

Trailer:

Charlie Bartlett

Commedia 2007 USA

Info

Trailer:

mercoledì 18 novembre 2009

CC0910

Ciao a tutti gli -inesistenti- lettori di qs blog, scrivo al nulla per comunicare che col nuovo anno c'è anche una nuova commissione e una nuova programmazione: stay tune

sabato 27 giugno 2009

Buone vacanze!

Un saluto a chi per caso capita sul nostro blog in questo periodo estivo, a tutti auguro buone vacanze, godetevi il sole, il mare, la montagna o... la città.

Il 15 Settembre si rientra in Seminario a Venegono e, prima o poi, si riprenderanno le proiezioni della Commissione Cinema, sempre che non muoia ;-P

A presto!

sabato 16 maggio 2009

Time goes by... so fast

Ebbene si, siamo verso la fine di questo anno seminaristico, gli esami si stanno avvicinando e con essi si concluderà anche il primo ciclo di film realizzati dalla Comm Cinema. Ringrazio tutti i partecipanti, in particolare chi ha avuto la costanza di essere presente a tutte le visioni.

Ricordo che l'ultimo film dell'anno sarà "La famiglia Savage" presentato da don Andrea Florio durante la sessione estiva d'esami e quindi la partecipazione sarà totalmente libera.

B WE a tutti!

sabato 2 maggio 2009

I drammi di una famiglia

Ciao a tutti, mi spiace comunicare che la visione-discussione del film "La famiglia Savage" a cura di donAndrea Florio è posticipata a data da definirsi per il caminetto che si terrà su Eluana il 6 maggio sera.

Il progetto è quello di mettere la visione del film durante il periodo degli esami, ma in maniera totalmente libera anche per gli iscritti alla commissione cinema. Ho fatto il possibile, ma il tempo e gli impegni di comunità giocavano contro. B WE a tutti!

mercoledì 29 aprile 2009

Un programma molto interessante

Purtroppo è appena finito con la 13a puntata, ma SUGO il programma in onda su Rai4 (DT = digitale terrestre) è sicuramente un progetto innovativo e ben realizzato che merita attenzione.
Scoprite di cosa sto parlando e guardate alcuni estratti sul sito ufficiale: Sugo

Aggiornato il calendario!

"La famiglia Savage" -> mercoledì 6 maggio

"Il matrimonio di Tuya" -> venerdì 15 maggio

martedì 28 aprile 2009

Divertentissimi!

lunedì 20 aprile 2009

"Uscite dalla scatola"

E' il tredicesimo anno di "Tv Turnoff Week" e aderiscono sempre più telespettatori
"Spegnete la tv per sette giorni": da Londra dilaga la protesta
Staccare la spina per sette giorni. E magari, se il risultato è incoraggiante, non riattaccarla più. E' l'obiettivo della "Tv Turnoff Week", la settimana della televisione spenta, una campagna ideata in Gran Bretagna e ripresa da numerosi altri paesi per provare a vivere senza tivù. Comincia oggi e finirà domenica, senza illudersi di poter realizzare una simile rivoluzione: ma i sostenitori dell'iniziativa aumentano e i suoi promotori sperano che come minimo serva a rendere la gente più consapevole, spingendo quelli che la televisione intendono tenerla accesa a guardarla un po' di meno. "Get out of the box", letteralmente "uscite dalla scatola", del video s'intende, è lo slogan stampato in migliaia di poster appesi nelle strade di Londra e di altre città inglesi. Fate un esperimento, dicono gli organizzatori: invece di guardare la tivù, stasera invitate i vostri vicini a fare due chiacchiere. I benefici, assicurano, saranno istantanei.
La settimana della tivù spenta è un'invenzione di David Burke, un americano di 44 anni trapiantato da decenni in Inghilterra. Tutto cominciò quando un amico gli mise in mano una newsletter anti-televisione: Burke lo lesse, si mise alla prova e da allora è il più ostinato combattente sul fronte della lotta al video. "Dal giorno in cui ho smesso di guardare la tv", racconta, "ho cominciato a vedere la società contemporanea occidentale con altri occhi. Di colpo mi sono reso conto dell'assurdità di entrare in una stanza in cui nessuno parla perché tutti sono ipnotizzati da uno schermo luminoso". (...)
Del resto studi e cifre sugli effetti dannosi della tivù, o meglio del guardarla troppo, si moltiplicano. Una ricerca della British Psychological Society afferma che guardare la televisione fa male alla salute, e una dell'associazione americana pediatri è giunta a simili conclusioni. (...)

domenica 12 aprile 2009

Cambio calendario

La visione del secondo film "Il matrimonio di Tuya" è spostato a data da definirsi.

Buona Pasqua!

"La mia fragile fedeltà all'unica Passione risuoni a canone nel tuo canto d'amore!"
A.A.Saporiti

Tanti auguri

giovedì 26 marzo 2009

Per tenere i cuori aperti


Qui i link dei tre filmati
in cui è raccolto il monologo di Roberto Saviano,

ieri sera a "Che tempo che fa",
tratti direttamente dal sito della Rai.
Una delle rarissime volte
in cui possedere un televisore ha un senso.

parte prima
parte seconda
parte terza

giovedì 19 marzo 2009

da Avvenire...

La «fede» di House
Non vogliamo santificare House: è dichiaratamente ateo, a tratti flirta con l’idea dell’eutanasia o dell’aborto, e questo non lo condividiamo. Ma sarebbe così stupefacente sentirlo scagliarsi contro la droga o il sesso incestuoso – come avviene con discrezione e ironia in certe puntate –, se fosse un Santo da "immaginetta"? Se avesse l’aureola non colpirebbe lo spettatore quando si fa interrogare dalla manina del feto che sbuca dall’utero aperto, e gli abbraccia il dito della mano, restando poi incantato ore e ore a riguardare quel dito e domandarsi il mistero di una vita nascosta ma presente.
È un lavoro in corso, quello che avviene nell’animo di House, e sollecita lo spettatore ad un lavoro proprio perché offre un approccio sofferente e empatico che non dà risposte preconfezionate. A differenza di quanto accade troppo spesso nella realtà, qui il medico non è il “fornitore di un servizio” cui ogni richiesta è equivalente, ma sa riconoscere una buona da una cattiva risposta, sa trovare la forza di non fornire la seconda. House intuba e rianima il jazzista nonostante tutti abbiano paura di trasgredire il suo testamento biologico che chiede di lasciarlo morire.
La collega dottoressa Cuddy non è da meno: alla richiesta di House di un’iniezione di morfina, in realtà gli inietta un placebo, sapendo che la droga non è la risposta al dolore e alla solitudine. Anche nei passaggi più inquietanti, quando House indulge verso aborto o eutanasia, non possiamo non restare turbati, ma sentiamo la sproporzione tra ciò che House vorrebbe e quello che, assediato dalla sua solitudine, riesce a fare; in fondo l’uomo solo non può che dare risposte incomplete.
Quando finisce la storia di una ragazza stuprata che è arrivata ad abortire, i colleghi cercano di rasserenare House (che ha certo preso parte alla decisione) e gli chiedono perché si preoccupa, in fondo «ha fatto il suo lavoro», ma lui d’improvviso ha un gesto di stizza violento e grida: «Adesso ci raccontiamo che l’abbiamo aiutata... Noi ci sentiamo tanto bravi, ma abbiamo solo fatto piangere una ragazza». House va anche dalla maestra depressa che non vuol più farsi curare e insiste con tutti gli argomenti possibili, fino alle urla, perché non ceda alla tristezza e alla solitudine. Non lo fa perché questa stenda un “testamento biologico”, ma per risvegliare in lei (e in sé!) l’amore alla vita. House sa stupirsi: sbaglia, digrigna i denti, ma sa riconoscere l’umano quando lo incontra.
L’idea che le storie di House contengano un messaggio esistenzialmente profondo, viene chiarita dalle parole del suo autore, David Shore: «C’è un sottofondo filosofico nello show, un’opportunità di parlare della vita e di come viverla. Penso che i buoni show debbano trattare di dilemmi etici e di questioni di etica. Le storie di successo gettano il personaggio in situazioni in cui giri a destra o a sinistra. E qualcosa di brutto accadrà se vai a destra, ma accadrà qualcosa di brutto anche se vai a sinistra: quale soluzione è la peggiore? Questa serie ha molti di questi momenti, ed è una grande opportunità, ma produce anche delle nuove possibilità per la mia personale visione del mondo». È una sorpresa quando il protagonista (l’eroe) di una fiction è un tipo decisamente cinico.
Qui sta la genialità di chi ha creato la serie di House: non essere scontato ma proporre un itinerario eticamente buono usando le parole, le immagini, e anche le debolezze umane che normalmente veicolano ben altro tipo di messaggi. Perché “una strana morale”? Perché è una morale che “non fa la morale”. Con i suoi aforismi, i suoi apologhi, con le sue idiozie e le battute dei colleghi di House, questa serie riafferma dei valori forti e fermi, pur con le sue contraddizioni, col suo cinismo e il suo ateismo urlato (ma solo per darsi un tono, molto probabilmente). In fondo la morale non è solo escatologia, ma anche riaffermare la verità sull’uomo.
Attenzione, comunque: House è un “cattivo”, è cinico. Ci è richiesto uno sforzo per superare l’impatto con questi comportamenti negativi, per arrivare a capire il messaggio principale della fiction, non fermarsi a quello che si vede, ma fissare il punto decisivo: il cambiamento e lo stupore di una mente cinica. Certo, se volessimo sintetizzare in una frase il pensiero di House non potremmo altro che ripetere il suo famoso aforisma: «Tutti mentono». Ma dovremmo anche capire che dalla serie emerge la spiegazione a questa frase: «tutti mentono» perché tutti hanno paura. E il telefilm invece di essere un elogio alla bugia è una pietra scagliata contro la paure, perché ne mostra limiti e orride conseguenze patologiche. David Shore, creatore e sceneggiatore della serie, usa House a questo fine.
Qualche volta usa House, altre volte le forti condanne della paura vengono da altri personaggi della serie, come quando di fronte al cinismo di House, una ragazza stuprata grida «Ogni vita è sacra!», o quando la collega, cui domandano a proposito di una bambina che perderà un braccio «che qualità di vita avrà», risponde «la vita ha sempre delle qualità».
Carlo Bellieni e Andrea Bechi

martedì 17 marzo 2009

Calendario Marzo Aprile Maggio

Ecco finalmente disponibile il calendario delle prossime proiezioni della commissione cinema:

- Ricordati di me - venerdì 27 marzo / Relatore: Alessandro Suma

- Il matrimonio di Tuya - giovedì 23 aprile

- La famiglia Savage - venerdì 15 maggio

Aspettiamo ulteriore conferme per i nomi degli altri due relatori.

Buona visione!

mercoledì 11 marzo 2009

Crisi dimenticate dall'informazione

Ascolta l'intervista.

martedì 10 marzo 2009

Comunicazione efficace

La firma DOVE ha creato una campagna pubblicitaria
che trovo eccezionale!
Sarà pure un interessato posizionamento di mercato,
ma lo considero un ottimo modo di spendere dei soldi!

Ecco il primo video: wow!


Fattoria supertrash

Nella «Fattoria» trionfa il supertrash
di Aldo Grasso
Mi devo ricredere: pensavo che il peggio della tv fosse rappresentato da Scherzi a parte, ma non avevo ancora fatto i conti con l'ultima edizione de La fattoria: liti, insulti, volgarità, il trionfo assoluto del trash, dall'«autore» Cesare Lanza a Mara Venier, ridotta letteralmente a sfangare pur di apparire ancora, noia, presunzione, parodia del lavoro contadino al limite dell'insulto (ministro Luca Zaia, dia un'occhiata, per favore!), una conduttrice che veste come una bambina invitata alla Prima Comunione, opinionisti senza opinioni («A tutti gli opinatori televisivi, indistintamente, bisognerebbe dar ragione a calci in c...», il filosofo ignoto), l'ex hostess Daniela Martani usata come carne da macello, e se lo merita, Tony Sperandeo in evidente stato confusionale... Al confronto, Federica del Grande Fratello, sempre prodotto dalla Endemol, sembra una educanda (Canale 5, domenica, ore 21.30).
Mi devo ricredere, o meglio comincio ad apprezzare la sbruffoneria di José Mourinho: a commento della prima puntata de La fattoria condotta da Paola Perego, la famosa conferenza stampa di sette minuti, dove si dicono parole definitive, calzerebbe a pennello. Non trash ma supertrash, perché quello che va in scena è la goffaggine di troppe ambizioni e di troppi cinismi, di troppi incapaci e di troppe frustrazioni. Ma restiamo sul tecnico: Paola Perego è una conduttrice di scarso carisma ed è carente di senso del ritmo (e dell'ironia); se emerge qualche personalità, come quella di Fabrizio Corona, va subito in confusione: già a metà, la trasmissione le era sfuggita di mano per naufragare completamente nel teatrino dello scontro fra Sperandeo e Corona. E che dire della presenza in studio di Carlo Ripa di Meana? A volte i doppi cognomi non bastano ad assicurare una canuta avvedutezza.

lunedì 9 marzo 2009

Festa della donna e dintorni

Il corpo spogliato delle donne in tv
Gambe scoperte e scollature a tutte le ore: Victoria Silvstedt gira le lettere della «Ruota della fortuna» anche in Francia: ma là è molto più sobria e le telecamere non le riprendono le mutande. 8 marzo, festa delle donne, viva le donne, mimose e tanti auguri e film a tema su molti canali (...)
Una studentessa francese dell'Erasmus prepara una tesi sul rapporto tra tv italiana e corpo femminile. Com'è messa l'Italia?, chiede. Non siamo messi bene. Uso strumentale della bellezza, gambe scoperte e scollature a tutte le ore, il corpo è mio, lo gestisco io e lo spoglio: questo è, sul video, il retaggio del femminismo, l'autosfruttamento consapevole del proprio fisico. Accade solo alla tv del Bel Paese. Victoria Silvstedt, per esempio, gira le lettere della «Ruota della fortuna» anche in Francia, ma là è molto più sobria e le telecamere non le riprendono le mutande.
Che succede da noi? Perché quest'altra anomalia italiana? Perché le ragazze, per apparire emancipate, si devono porre come oggetto del desiderio? Perché le donne in tv, anche quelle consapevoli, non mostrano il vero volto, bensì una maschera fatta di aggiustamenti, correzioni, interventi? E' come se le donne vere stessero scomparendo dalla tv, sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare, umiliante. O umiliazione o incompetenza. Questi e altri problemi si pone l'inquietante, civile documentario «Il corpo delle donne», di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi. Il documentario andrà in Festival a Firenze. Poi speriamo che qualche rete lo trasmetta. Ma quale rete avrà il coraggio di fare autocritica? Di non aver paura, anche, della retorica postfemminista? Troppi interrogativi, in questo intervento. E anche nel filmato. Prima di dare le risposte, d'altronde, è indispensabile porsi le domande.

domenica 8 marzo 2009

And the winner is...

Dopo una estenuante votazione via mail, che sembrava più diff di un parto trigemellare ecco i film che la commissione vedrà i prox mesi:
- Ricordati di me
- Il matrimonio di Tuya
- La famiglia Savage.

Ringrazio chi si è degnato di votare ed invito invece tutti gli interessati a proporsi come relatori per uno di questi film. Le proiezioni saranno una a marzo, una a aprile, ultima a maggio. Presto usciranno le date di proiezione.

giovedì 19 febbraio 2009

Secondo Tempo

Rieccoci dopo il primo ciclo di film dedicati alla famiglia, la Commissione deve scegliere i tre nuovi film da proporre nei prossimi mesi. Ecco la lista dei titoli scartati inizialmente, è possibile logicamente proporne anche di nuovi.

  • Correndo con le forbici in mano
  • La ricerca della felicità
  • La stanza del figlio
  • Saturno contro
  • Tutto su mia madre
  • L'ultimo bacio
  • Ricordati di me
  • A proposito di Schmidt
  • La guerra di Mario
  • Il matrimonio di Tuya
  • L'amico di famiglia
  • Away from her
  • La bestia nel cuore
  • La finestra di fronte
  • Alla scoperta di Charlie
  • Matilde sei mitica
  • La famiglia Savage
Per risparmiare tempo non ho postato tutti i link delle recensioni, andate voi su MyMovies e cercatele. Grazie!

Cerchiamo di trovarci prima della fine del mese così da vedere il primo film nella seconda metà di Marzo.

Saluti Pie!

venerdì 13 febbraio 2009

Crisi?

La televisione e la crisi. Quel milione di euro a Bonolis
Il Servizio pubblico e un «modello virtuoso»

di Aldo Grasso
Che strano Paese, l'Italia. Operai e impiegati in cassa integrazione, aziende che collassano da un giorno all'altro, il prodotto interno ai minimi storici ma Paolo Bonolis prende un milione di euro per condurre il Festival. Qualcosa non torna. L'amministrazione Obama ha fissato un tetto massimo di 500 mila dollari ai salari dei grandi dirigenti delle aziende destinatarie dei fondi di salvataggio. Il provvedimento ha due scopi: puntare a una maggiore trasparenza e soprattutto dare l'esempio. Per una vecchia legge morale: se l'insegnamento non viene dall'alto, nessuno muove il primo passo. Che strano paese, l'Italia. Non è solo la Banca centrale a suggerire fosche previsioni (crescita zero, diminuzione delle esportazioni, compressione dei salari), lo è piuttosto la realtà quotidiana: molte famiglie non arrivano alla quarta settimana del mese, negozi in crisi, il precariato giovanile a livelli drammatici.
Eppure Paolo Bonolis, presentatore televisivo, e Roberto Benigni, lettore televisivo di Dante, prendono dal Festival di Sanremo una barcata di soldi. C'è anche Maria De Filippi (il suo compenso andrà in beneficenza), corsa tris della scuderia Lucio Presta. Bonolis si difende dicendo che ha lavorato per un anno al Festival come direttore artistico. Insomma, lavora a progetto, è il co.co.co. più ricco d'Italia. Complimenti.
E dire che il Servizio pubblico televisivo, proprio perché si rivolge alla stragrande maggioranza delle famiglie, proprio perché ha un'audience la cui consistenza principale è rappresentata dalle fasce meno abbienti della popolazione, avrebbe il dovere di porsi come modello virtuoso. Poco vale la giustificazione che i soldi per Bonolis e Benigni li tirano fuori gli sponsor. No, li tiriamo fuori noi: prima con il canone, poi al supermarket. Non passa giorno che i nostri governanti non ci esortino al sacrificio: per l'Alitalia, per uscire dalla crisi, per risanare i conti pubblici. Il presidente Silvio Berlusconi ha recentemente affermato «che tutti quanti in coscienza dobbiamo dare il nostro piccolo contributo affinché questa crisi non sia così drammatica». Ha ragione, se però, in coscienza, il contributo cominciasse a venire da una manifestazione musicale come Sanremo avrebbe anche un valore simbolico (non moralistico). Riguardo poi ai sacrifici, chi li fa e chi li predica la pensano in modo differente.
Ma ai primi è data scarsa possibilità di dirlo.

giovedì 12 febbraio 2009

Non rassegnarsi

Ceronetti, Signorini e i paradossi della tv
Ci sono momenti in cui bisogna rassegnarsi all'inconoscibile, all'indecifrabile.
di Aldo Grasso
Ci sono momenti in cui bisogna rassegnarsi all'inconoscibile, all'indecifrabile. È così, non ci si può fare nulla, meglio limitare i commenti.
Guido Ceronetti ha infine ceduto alle sirene della tv ed è andato da Fabio Fazio a presentare un suo libretto di poesie. Ho amato (e amo) tantissimo Ceronetti, ho avuto il privilegio di vedere nascere il suo teatro domestico, a Cetona, al punto di vergognarmi non poco con lui per il mestiere che faccio. Porto nel cuore alcune sue parole sulla tv: «Accendere il televisore è spegnere il bambino »; «Un certo grado di iconofobia è necessario alla purezza morale. Siamo in una pattumiera terrificante di immagini in movimento: le peggiori sono quelle che stanno lì, davanti a un tavolo, e parlano». Vederlo in tv mi ha creato sconcerto. Ma è un problema mio, non suo. Era già successo con Elemire Zolla.
Anche il comedian Piero Chiambretti ha sentito il bisogno di dire la sua sul caso Englaro, e sul caso Mentana. Chi non sa dovrebbe tacere, ma la regola non vale per la tv. Anzi. Per «approfondire » il discorso Chiambretti ha invitato Maurizio Costanzo ed Emilio Fede. L'uno ha inventato la «tv del dolore» e l'altro si è vantato di aver «gestito » la vicenda di Vermicino, il buco nero della nostra storia televisiva. Ancora una volta la tv si parla addosso e affida alle piovre mediatiche la sua legittimazione. Due settimane fa, Alfonso Signorini ha maltrattato in diretta il «cappio espiatorio », ovvero la hostess dell'Alitalia Daniela Martani. L'ha umiliata davanti al paese intero, dicendole che sta rubando un posto di lavoro. Il tono era esagerato ma la sostanza giusta. Lunedì, Signorini ha regalato la copertina di «TV Sorrisi e Canzoni» alla hostess del Grande Fratello, intervista per l'occasione dall'«amico del cuore» Massimo Giletti. Olè. «La vita rimescola dati e dadi; l'ultima parola, su tutto, la dirà il silenzio» (Ceronetti).

martedì 3 febbraio 2009

Depression

Studio americano
Troppa tv? Rischio depressione
Riscontrato un preciso nesso tra le ore trascorse davanti al televisore e i sintomi della malattia
STATI UNITI - Un nuovo studio fa luce intorno al rapporto tra la "dieta mediatica" degli adoscelenti (tv, film, videogame) e il rischio di sviluppare la depressione da adulti. Se negli ultimi anni molte ricerche si sono focalizzate sui disordini fisici e mentali indotti da troppa video-dipendenza, sono ancora poche quelle che si concentrano solo sui nessi tra esposizione alla tv e depressione.
I RISULTATI - Lo studio americano è stato pubblicato sull'ultimo numero di Archives of General Psychology. I ricercatori hanno monitorato oltre 4000 adolescenti che all'inizio della ricerca erano sani. Dopo sette anni, il 7,4 per cento del campione (circa 300 ragazzi) dimostrava chiari sintomi di depressione. È stato riscontrato un preciso nesso tra il numero di ore trascorse davanti alla tv e il rischio di sviluppare la malattia: gli adulti depressi in media hanno guardato la tv per 22 minuti in più al giorno rispetto ai coetanei sani. Il che ha portato gli studiosi a sottolineare come ogni ora in più trascorsa davanti allo schermo aumenti dell'8 per cento il rischio di diventare depressi. In tutto ciò, i maschi sono risultati maggiormente predisposti rispetto alle ragazze. (...)

giovedì 29 gennaio 2009

Varietà in basso


Ecco il nuovo commento di Aldo Grasso sui Varietà

sabato 24 gennaio 2009

Inauguration style

Agli Usa Obama, a noi Sanremo
di Aldo Grasso
Con l'Inauguration day è cambiato negli Stati Uniti il modo di fruizione in tv di questo tipo di liturgie collettive
Il giuramento di Obama è stata una grande cerimonia mediatica, uno di quei media events che si studieranno per anni. Gli eventi mediali rompono le normali routine di programmazione e vengono vissuti dalle persone che li seguono in tv come riti cruciali, perché mettono in gioco valori fondamentali (come, ad esempio, il senso d'appartenenza a una comunità, la possibilità di un cambiamento politico, la condivisione di una commozione per la morte di una persona importante) o perché sono considerati «appassionanti» e «irrinunciabili» (come accade nelle gare sportive, nei grandi concerti).
La vera novità è che stanno cambiando i modi di fruizione di queste liturgie collettive. Le nostre tv, da Sky a Mediaset, dalla Rai a La7, hanno preferito seguire un copione tradizionale con molti giornalisti in studio a spiegarci fastidiosamente i vestiti di Michelle. Proprio in occasione del giuramento la Cnn e Facebook hanno invece messo a disposizione sul web, visibili da ogni parte del mondo, le immagini dell'evento. Sul sito del network, era possibile vedere in diretta le immagini da Washington, frammentate attraverso più feed. Un grande schermo centrale presentava, senza commento, le immagini del discorso e della cerimonia. Quattro video più piccoli, in basso nella pagina web, fornivano altri punti di vista: le immagini della folla, la visione d'insieme sul Washington Mall, parti del percorso della parata, indicazioni sui tempi e luoghi della cerimonia, i giornalisti della rete impegnati nel commento... La diretta mondiale, inoltre, era in collaborazione con Facebook. Sulla destra, accanto alle immagini live, compariva la classica schermata del social network, in cui ogni utente poteva commentare con i suoi amici quello che stava succedendo: una radicale personalizzazione del consumo. Noi stiamo ancora discutendo sugli ospiti di Sanremo.

lunedì 19 gennaio 2009

Reazione

Santoro manicheo perde ascolti.
Lo penalizzano soprattutto i giovani
di Aldo Grasso
La peggiore puntata, e non solo per qualità. Anche gli ascolti penalizzano l'ultima messa in onda di «Annozero» di Michele Santoro, quella così faziosa da generare la lite con Lucia Annunziata, e il suo abbandono del programma. Così, per una volta, la tele-rissa non porta spettatori, anzi. Giovedì scorso Santoro ha perso 4 punti secchi di share, attestandosi sul 13,35% di media, contro il 17,46% dell'attuale stagione.
Lo penalizzano soprattutto i giovani: fuga da «Annozero» per adolescenti e giovani-adulti (dal 10% di media al 4,9%), e per i trenta-quarantenni (dal 14% di media all'8,2%). Gli unici a restar fedeli sono gli ultra65enni, più abituati a ragionare «per appuntamenti» predefiniti che «per zapping». In questo tracollo così evidente pesano soprattutto due fattori: c'è, da un lato, la difficoltà dell'informazione televisiva a parlare di politica estera, mantenendo vivo un interesse del grande pubblico, specie dei giovani. Ma il secondo fattore mostra che, in realtà, questa difficoltà è un cane che si morde la coda: adottare un punto di vista così schierato e fazioso contribuisce alla fuga. Se ci si avvicina al racconto di una grande e complessa crisi internazionale, fatta di luci e tante ombre, lo si fa in primo luogo con l'intento di capirci qualcosa in più (motivazione che muove in particolare il pubblico giovane). Uno sguardo manicheo, dove tutto è o nero o bianco, fa il peggior servizio (pubblico) a chi avrebbe anche voglia e disponibilità a usare la tv per farsi un'opinione. Per una volta il pubblico ha fatto giustizia di una brutta pagina della storia della tv. In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel.

sabato 17 gennaio 2009

Quando il "senso" muove i sensi!


Chapeau a chi ha inventato e prodotto uno spot trascinante!
Buon gusto, efficacia comunicativa, perfezione della dinamica!

giovedì 15 gennaio 2009

Aldo Grasso sul GF9


Qui il video del suo commento.

mercoledì 14 gennaio 2009

"Nemici"

A Cinecittà, dietro le quinte del programma Amici
Maria «la sanguinaria» regina del minimal nel circo delle passioni
Poca ironia, molta lucidità. «Ho imparato da Simenon».
Tanto narcisimo in mezzo allo psicodramma
di Paolo Di Stefano
Il guaio è questo. Nella prima mezz'ora, forte della tua incorruttibile lucidità critica, ti chiedi dove sei finito e trattieni a fatica la voglia di dartela a gambe. Poi, abbandonata la tua fiera rigidità sartriana, ti rilassi, abbassi il sopracciglio ed esibisci per un'oretta un approccio più sciolto e autoironico, tra il desiderio di capire e la condiscendenza populistica. E alla fine ti accorgi che di mezz'ora in mezz'ora ogni difesa si è a poco a poco sgretolata e le tue macerie ideologiche si sono lasciate inghiottire nel circo, non sei più un intruso ma ne fai già parte e con un ruolo che ti calza a pennello, non sai ancora quale ma ti calza a pennello.
Si fa presto a dire: «Amici»? Tv trash, finzione, volgarità allo stato puro. Provate voi a stare lì, nello studio 19 di Cinecittà, un intero pomeriggio, a pendolare tra la sala riunioni formicolante, il va e vieni dei corridoi, la penombra partecipante del backstage e i fari del set sovreccitato. Provateci e dopo un po' vi convincerete che è tutto vero: ci sono davvero due squadre che si fronteggiano fino allo spasimo, con giovani ballerini veri e cantanti veri, bravi o meno bravi ma in carne e ossa, tutti narcisi, con le loro crestine, i ciuffetti, i piercing, le mèches come Dio comanda, professori che (bene o male) insegnano davvero, cinquecento ragazzi impazziti sugli spalti, anziane signore in lacrime (vere) tra il pubblico. Persino i venti minuti buoni a sentir parlare l'insopportabile vocal-coach Jurman e il foniatra prof. Fussi (è in collegamento telefonico, ma sembrerebbe vero pure lui) delle corde vocali della povera Alessandra, un po' provate dall'uso: se davvero (davvero) le siano così dannosi i pomodori e l'insalata a foglia larga. Venti minuti venti di psico melodramma sanitario. E Maria De Filippi.
Notizia: è vera anche lei, la dea ex machina, vera e nera (jeans, camicia, pulloverino), con la sua camminata da cow-boy, la sua voce baritonale, il ruvido aplomb, la cattiveria appena dissimulata di chi dirige il traffico in tre programmoni mica da ridere, l'acribia nel ricostruire gli antefatti («ora facciamo un passo indietro») e nello spiegare i vari (veri) passaggi tecnici della gara a un pubblico in estasi, pronto a regalare ovazioni all'allevatrice di talenti, non meno che ai talentini in erba. La vera scoperta è che il programma si dovrebbe chiamare, piuttosto, Nemici, perché le ostilità prevalgono nettamente sulle amicizie, persino tra gli insegnanti. Ma ha gioco facile chi sostiene che è proprio qui il bello del talentshow: nessuna finzione, niente ipocrisie, pane al pane. Una commissione litigiosa? Nulla di più fedele qui, sottovetro, a quanto accade fuori, nel mondo. Già, allora il difetto sta all'origine: perché chiamarlo «Amici»? Che amici non vedono l'ora di farti fuori perché mors tua vita mea? Anche questo è vero. O no?
Maria la Sanguinaria (così la chiama Dagospia) sorride se proprio non può farne a meno, ammicca il necessario. Il resto sono gesti trattenuti, parchi riassunti, didascalie che pronuncia seduta su una sedia thonet alla destra del tavolone su cui troneggiano i commissari, la barba ottocentesca del maestro Vessicchio, accanto alla severità iperprofessionale di Alessandra Celentano che non ammette sconti di benevolenza per candidati ballerini somaticamente non proprio baciati dalla Natura: «Io miro alla qualità e alla totalità». E che su Daniela, visibilmente sovrappeso, commenta: «Non l'avrei neanche fatta entrare, ha problemi fisici enormi». Senza pietà. Ma la vera Sanguinaria, lo sa anche l'ultimo dei macchinisti, è un'altra. Più autorevole di tutti i professori messi insieme. Il suo sforzo consiste nel non far pesare la propria centralità: via via madre-matrigna («Che c'è, Alessandra?», «Qual è la tua ansia, Martina?»), confidente, bacchettatrice sadica e dispensatrice di carezze e di fama, eminenza nera (vera), direttore scolastico, burattinaia, supermanager galattico di un'azienda, «Fascino», che produce ormai non solo programmi ma dischi, musical, concerti, teatro, libri. Produce anche ciò che sembra nascere spontaneo, come le adunate pazzesche che in aprile hanno chiuso la serie numero 7 in piazza del Popolo a Roma e in piazza dei Centomila a Cagliari.
Tutto gira intorno a lei che raramente raggiunge il centro della scena, anzi per lo più resta lì sulla sua sedia, piegata in avanti, i gomiti sulle ginocchia, il microfono tenuto quasi controvoglia tra le mani come se qualcuno glielo avesse imposto lì per lì. Ha scelto le tinte sottotono perché, dice, «odio il protagonismo del conduttore vecchia maniera, preferisco osservare e cercare di capire». I maestri di cerimonie televisivi sono un ricordo remoto: nessun birignao, nessun proclama preliminare. È l'anti- Baudo e l'anti-Carrà. Giusto un filo di rossetto prima di entrare. Modelli? Neanche tanto illustri: «La Sampò e anche la Raffai». Tutt'al più si passa una mano tra i capelli, unico tic che sfugge a un autocontrollo da wonder woman. «Eppure», racconta dietro le quinte, «quando molti anni fa mi hanno chiesto di sostituire Lella Costa come conduttrice di "Amici", ho passato mesi con l'incubo di andare in onda: provavo e riprovavo, facevo riassunti di 2-3-5 minuti da Simenon, mi esercitavo intervistando chiunque, registravo e mi riascoltavo di continuo. La paura era l'ingresso in scena, il saluto, il sorriso iniziale per catturare lo spettatore».
Oggi non si direbbe. Le dicono che tra cinque secondi dovrà andare sul set e ancora trattiene l'ennesima sigaretta tra le dita senza scomporsi. Ha fatto studi di giurisprudenza e si vede nella preoccupazione di far rispettare un presunto Codice-Amici come fosse il Codice dei Diritti Umani sottoscritto dalle Nazioni Unite, nel dosaggio della parola, nell'arte della postilla, che fa un effetto straniante se metti a fuoco che quei sillogismi («dunque», «se ho capito bene», «è corretto, quel che dico?», «proviamo a capire meglio», «facciamo il punto della situazione») sono al servizio del circo televisivo più approssimativo e sfrenato. Lavora su di sé per antitesi. Lei frena, taglia corto perché gli altri possano scatenarsi, lei agghiaccia perché il resto possa incendiarsi, lei è un manico di scopa perché gli altri possano sculettare liberamente. E quando la platea si sganascia lei tutt'al più concede un sorriso trattenuto, quasi una smorfia. Ironia poca, autoironia ancora meno. Lucidità sì. Non parlatele di Tv pedagogica, la sua mano scivolerà alla colt. Però, il gioco deve essere molto serio, anche perché alla fine non è un gioco per nessuno, né per i vincitori né per i vinti. Tantomeno per Sabina Gregoretti (occhi di ghiaccio, il suo alter ego incontrastato) e per gli altri autori che la mattina dopo corrono a verificare l'audience. Semmai rideranno dopo. E ridono, spesso e volentieri. Davvero. Troppo vero per essere davvero finto.

venerdì 9 gennaio 2009

Il film-cartoon "Valzer con Bashir"


Da oggi nelle sale cinematografiche questo film-cartoon sulla strage nel campo profughi di Sabra e Shatila (Libano 1982).

mercoledì 7 gennaio 2009

TV e pubblicità

Sindacati preoccupati: Tv ostaggio del finanziamento pubblico
Tv, prima sera senza spot in Francia
Subito 3 milioni di spettatori in più
Tutti davanti al teleschermo per l'esordio del nuovo sistema voluto da Sarkozy
PARIGI- I francesi hanno risposto alla grande: tre milioni di spettatori in più davanti ai teleschermi per l'esordio della tv (pubblica) senza spot pubblicitari. Alle 20 di lunedì, infatti, è scoccato lo storico stop alla pubblicità che ha riportato i francesi alla situazione di 40 anni fa. In molti lo hanno vissuto come un evento storico. E così non hanno rinunciato all'evento: secondo l'Istituto Mediametrix, sono state 3,1 milioni le persone in più ad aver scelto di accendere la tv lunedì sera, con un picco massimo di audience registrato durante il meteo alle 20.26.
FAVOREVOLI - Insomma, le serate dei francesi cambiano. In un recente sondaggio, del resto, si erano detti in grande maggioranza favorevoli alla soppressione della pubblicità. Ma, come succede spesso, ogni riforma comporta tempi di adattamento. Alcuni rimpiangono già i buoni vecchi 15 minuti di pubblicità che precedevano il film: «ne approfittavamo per spegnere la tv e parlare un po' in famiglia». Ora per parlare non c'è più tempo: il prime time comincia alle 20.35 e non più alle 20.50. Altri hanno dovuto adattare l'ora di cena per non perdere l'inizio dei programmi: «Abbiamo anticipato la cena con l'idea di mettere a letto i bimbi entro le 20.30, un quarto d'ora prima del solito, ma alla fine abbiamo perso l'inizio del tg». Sì, perché ora il tg di France 2, principale rete pubblica, comincia prima, di due minuti (alle 19.58), e finisce alle 20.30 spaccate. Nella lotta per l'audience, a uscire vincitrice ieri sera è stata comunque la tv privata Tf1, la più seguita in Francia, che temeva migrazioni verso la concorrenza ed invece ha riunito davanti a un telefilm (iniziato a sua volta due minuti prima) 7,8 milioni di telespettatori. Erano 5,8 milioni a seguire il programma di reportage di France 2 e 3,3 il quiz di France 3. Ma l'appuntamento che i francesi non hanno saltato è stato quello con la loro fiction più amata, «Plus belle la vie», in onda su France 3: i suoi fedelissimi 6 milioni di spettatori quotidiani hanno fatto zapping al momento giusto, cioè dieci minuti prima del solito, alle 20.10 precise, rinunciando però a seguire il tg delle 20 su France 2.
SINDACATI CONTRO - Secondo i sindacati, però, la svolta rischia di aumentare la presa sui media del presidente, Nicolas Sarkozy: ora che i proventi pubblicitari svaniscono, dipenderanno infatti dal governo i finanziamenti necessari a investimenti e spese delle reti pubbliche. Così i sindacati e i socialisti all'opposizione sostengono che la riforma, annunciata da Sarkozy un anno fa, indebolirà le finanze dei quattro canali televisivi statali, portando a una riduzione dei posti di lavoro e rafforzando le reti private favorevoli al presidente. Mentre i dipendenti delle tv pubbliche hanno messo in atto scioperi e diverse forme di agitazione. In questa fase sperimentale, comunque, le tv pubbliche non trasmetteranno pubblicità solo tra le 20 e le 6 del mattino, ma il bando totale è previsto nel 2011.