giovedì 19 febbraio 2009

Secondo Tempo

Rieccoci dopo il primo ciclo di film dedicati alla famiglia, la Commissione deve scegliere i tre nuovi film da proporre nei prossimi mesi. Ecco la lista dei titoli scartati inizialmente, è possibile logicamente proporne anche di nuovi.

  • Correndo con le forbici in mano
  • La ricerca della felicità
  • La stanza del figlio
  • Saturno contro
  • Tutto su mia madre
  • L'ultimo bacio
  • Ricordati di me
  • A proposito di Schmidt
  • La guerra di Mario
  • Il matrimonio di Tuya
  • L'amico di famiglia
  • Away from her
  • La bestia nel cuore
  • La finestra di fronte
  • Alla scoperta di Charlie
  • Matilde sei mitica
  • La famiglia Savage
Per risparmiare tempo non ho postato tutti i link delle recensioni, andate voi su MyMovies e cercatele. Grazie!

Cerchiamo di trovarci prima della fine del mese così da vedere il primo film nella seconda metà di Marzo.

Saluti Pie!

venerdì 13 febbraio 2009

Crisi?

La televisione e la crisi. Quel milione di euro a Bonolis
Il Servizio pubblico e un «modello virtuoso»

di Aldo Grasso
Che strano Paese, l'Italia. Operai e impiegati in cassa integrazione, aziende che collassano da un giorno all'altro, il prodotto interno ai minimi storici ma Paolo Bonolis prende un milione di euro per condurre il Festival. Qualcosa non torna. L'amministrazione Obama ha fissato un tetto massimo di 500 mila dollari ai salari dei grandi dirigenti delle aziende destinatarie dei fondi di salvataggio. Il provvedimento ha due scopi: puntare a una maggiore trasparenza e soprattutto dare l'esempio. Per una vecchia legge morale: se l'insegnamento non viene dall'alto, nessuno muove il primo passo. Che strano paese, l'Italia. Non è solo la Banca centrale a suggerire fosche previsioni (crescita zero, diminuzione delle esportazioni, compressione dei salari), lo è piuttosto la realtà quotidiana: molte famiglie non arrivano alla quarta settimana del mese, negozi in crisi, il precariato giovanile a livelli drammatici.
Eppure Paolo Bonolis, presentatore televisivo, e Roberto Benigni, lettore televisivo di Dante, prendono dal Festival di Sanremo una barcata di soldi. C'è anche Maria De Filippi (il suo compenso andrà in beneficenza), corsa tris della scuderia Lucio Presta. Bonolis si difende dicendo che ha lavorato per un anno al Festival come direttore artistico. Insomma, lavora a progetto, è il co.co.co. più ricco d'Italia. Complimenti.
E dire che il Servizio pubblico televisivo, proprio perché si rivolge alla stragrande maggioranza delle famiglie, proprio perché ha un'audience la cui consistenza principale è rappresentata dalle fasce meno abbienti della popolazione, avrebbe il dovere di porsi come modello virtuoso. Poco vale la giustificazione che i soldi per Bonolis e Benigni li tirano fuori gli sponsor. No, li tiriamo fuori noi: prima con il canone, poi al supermarket. Non passa giorno che i nostri governanti non ci esortino al sacrificio: per l'Alitalia, per uscire dalla crisi, per risanare i conti pubblici. Il presidente Silvio Berlusconi ha recentemente affermato «che tutti quanti in coscienza dobbiamo dare il nostro piccolo contributo affinché questa crisi non sia così drammatica». Ha ragione, se però, in coscienza, il contributo cominciasse a venire da una manifestazione musicale come Sanremo avrebbe anche un valore simbolico (non moralistico). Riguardo poi ai sacrifici, chi li fa e chi li predica la pensano in modo differente.
Ma ai primi è data scarsa possibilità di dirlo.

giovedì 12 febbraio 2009

Non rassegnarsi

Ceronetti, Signorini e i paradossi della tv
Ci sono momenti in cui bisogna rassegnarsi all'inconoscibile, all'indecifrabile.
di Aldo Grasso
Ci sono momenti in cui bisogna rassegnarsi all'inconoscibile, all'indecifrabile. È così, non ci si può fare nulla, meglio limitare i commenti.
Guido Ceronetti ha infine ceduto alle sirene della tv ed è andato da Fabio Fazio a presentare un suo libretto di poesie. Ho amato (e amo) tantissimo Ceronetti, ho avuto il privilegio di vedere nascere il suo teatro domestico, a Cetona, al punto di vergognarmi non poco con lui per il mestiere che faccio. Porto nel cuore alcune sue parole sulla tv: «Accendere il televisore è spegnere il bambino »; «Un certo grado di iconofobia è necessario alla purezza morale. Siamo in una pattumiera terrificante di immagini in movimento: le peggiori sono quelle che stanno lì, davanti a un tavolo, e parlano». Vederlo in tv mi ha creato sconcerto. Ma è un problema mio, non suo. Era già successo con Elemire Zolla.
Anche il comedian Piero Chiambretti ha sentito il bisogno di dire la sua sul caso Englaro, e sul caso Mentana. Chi non sa dovrebbe tacere, ma la regola non vale per la tv. Anzi. Per «approfondire » il discorso Chiambretti ha invitato Maurizio Costanzo ed Emilio Fede. L'uno ha inventato la «tv del dolore» e l'altro si è vantato di aver «gestito » la vicenda di Vermicino, il buco nero della nostra storia televisiva. Ancora una volta la tv si parla addosso e affida alle piovre mediatiche la sua legittimazione. Due settimane fa, Alfonso Signorini ha maltrattato in diretta il «cappio espiatorio », ovvero la hostess dell'Alitalia Daniela Martani. L'ha umiliata davanti al paese intero, dicendole che sta rubando un posto di lavoro. Il tono era esagerato ma la sostanza giusta. Lunedì, Signorini ha regalato la copertina di «TV Sorrisi e Canzoni» alla hostess del Grande Fratello, intervista per l'occasione dall'«amico del cuore» Massimo Giletti. Olè. «La vita rimescola dati e dadi; l'ultima parola, su tutto, la dirà il silenzio» (Ceronetti).

martedì 3 febbraio 2009

Depression

Studio americano
Troppa tv? Rischio depressione
Riscontrato un preciso nesso tra le ore trascorse davanti al televisore e i sintomi della malattia
STATI UNITI - Un nuovo studio fa luce intorno al rapporto tra la "dieta mediatica" degli adoscelenti (tv, film, videogame) e il rischio di sviluppare la depressione da adulti. Se negli ultimi anni molte ricerche si sono focalizzate sui disordini fisici e mentali indotti da troppa video-dipendenza, sono ancora poche quelle che si concentrano solo sui nessi tra esposizione alla tv e depressione.
I RISULTATI - Lo studio americano è stato pubblicato sull'ultimo numero di Archives of General Psychology. I ricercatori hanno monitorato oltre 4000 adolescenti che all'inizio della ricerca erano sani. Dopo sette anni, il 7,4 per cento del campione (circa 300 ragazzi) dimostrava chiari sintomi di depressione. È stato riscontrato un preciso nesso tra il numero di ore trascorse davanti alla tv e il rischio di sviluppare la malattia: gli adulti depressi in media hanno guardato la tv per 22 minuti in più al giorno rispetto ai coetanei sani. Il che ha portato gli studiosi a sottolineare come ogni ora in più trascorsa davanti allo schermo aumenti dell'8 per cento il rischio di diventare depressi. In tutto ciò, i maschi sono risultati maggiormente predisposti rispetto alle ragazze. (...)