martedì 30 dicembre 2008

La valigia dei sogni

Qualche giorno fa ho scoperto che c'è un interessante appuntamento su La7, "La valigia dei sogni". Il programma ripropone il sabato sera grandi titoli storici del cinema italiano, ma la parte rilevante sono i commenti e le interviste che seguono il film, contributi attraverso i quali è possibile un'analisi della pellicola o una conoscenza di chi ne ha preso parte (regista o autore che sia).

Del materiale è visionabile anche online sul sito del programma che trovate qua "La valigia dei sogni"

venerdì 26 dicembre 2008

Buone feste!

Tanti auguri a tutti i lettori ed i visitatori del blog.
Spero il vostro Natale sia stato una giornata piacevole, vissuta in compagnia delle persone a cui tenete di più. Un augurio per un 2009 carico di speranza e di gioia.

Un consiglio: NO ai cine-panettoni

martedì 23 dicembre 2008

Una fiction italiana

Una valutazione positiva di Aldo Grasso a proposito di "Tutti pazzi per amore"... per chi ama la fiction.

La promozione del cine-panettone

Perché la tv pubblica deve azzerbinarsi a tal punto da mettere a disposizione di Natale a Rio ore e ore?

Non ho nulla contro i cine-panettoni. Li rispetto ma non li vado a vedere; aspetto che arrivino in tv. Magari fra dieci anni. Tanto, fra dieci anni, ci sarà sempre un Marco Giusti che li classificherà come stracult. Basta aspettare. Basta assuefarsi.
Una cosa però non capisco: dove sta scritto che la tv italiana deve azzerbinarsi a tal punto nei confronti del cine-panettone da mettere a disposizione di Natale a Rio ore e ore di promozione? Pippo Baudo ha dedicato ben due domeniche al lancio del film di Neri Parenti. In cambio ha avuto come ospiti i protagonisti del film, da Christian De Sica a Michelle Hunziker (come dire, da George Clooney a Nicole Kidman). Enrico Mentana gli ha dedicato addirittura una puntata di Matrix ma non c'è programma di intrattenimento o tg che non si sia sentito in dovere di favorire il lancio del film. Solo il libro di Bruno Vespa ha ricevuto più promozioni del cine-panettone. Che è già un bel segnale per capire i tempi che corrono.
La giustificazione è sempre la stessa: il cine-panettone usa le tv per promuovere se stesso e le varie trasmissioni usano il cine-panettone per alzare gli ascolti. O, quanto meno, per non perdere audience. Insomma, c'è in atto una sorta di scambio di prigionieri (leggi: spettatori) senza giro di fatture ma, almeno nel servizio pubblico, dovrebbe valere una maggiore prudenza. La tv pubblica che sostiene il cinema commerciale, è il massimo. Non lamentiamoci poi se la Rai, persa una linea editoriale, appiattitasi su modelli commerciali, sta diventando una tv residuale. La settimana scorsa ho visto con i miei occhi un servizio da Parigi di Vincenzo Mollica su Jovanotti. Bisognava andare fino a Parigi per promuovere l'ultimo disco di Jovanotti? Non bastava il corrispondente? Lo ammetto, l'aria di Parigi mi rende un po' giansenista, ma non tollero le dismisure. Il libro di Vespa o Natale a Rio.
di Aldo Grasso

lunedì 22 dicembre 2008

Proposta di programmi per i giorni natalizi

La guida allo zapping per sopravvivere ai palinsesti della tv generalista. Arte, documentari, lirica, concerti e storia nella settimana dal 22 dicembre al 2 gennaio
Lunedì 22 dicembre alle 23.10 su Rai Uno va in onda l'allestimento televisivo di Tosca, la riproposizione del cult tv girato nei luoghi e nelle ore in cui è ambientato il capolavoro di Giacomo Puccini. Tra gli interpreti Placido Domingo

Martedì 23 dicembre alle 21.10 su Rai Uno va in onda il primo degli Speciali Superquark programmnati per il periodo delle feste. Tema della puntata: I misteri dell'antico Egitto

Per gli appassionati di musica italiana, l'appuntamento è martedì alle 23.40 su Rai Due con le riprese tv del concerto di Zucchero

La puntata di Prima della prima in onda martedì notte alle 1.40 si occupa di tre capolavori del melodramma: Tosca, La Bohéme e Cavalleria Rusticana

A Storie di confine, gli approfondimenti di Rete 4 su chi opera in zone di disagio nel mondo, si parla di Uganda. Alle 0.35 di martedì

Mercoledì 24 a mezzogiorno rai Uno trasmette il concerto di Natale dalla Scala di Milano con la direzione di Muyng Whun Chung. In programma musiche di Mozart e di Mahler

La prima e seconda serata della vigilia di Natale su Iris sono dedicate alla musica classica. A partire dalle 21

Alle 12.30 di giovedì 25 dicembre, da Assisi, va in onda il tradizionale concerto di Natale

La sera di Natale Rai Uno (alle 21.10) trasmette le riprese tv di Pierino e il lupo di Segej Prokoviev, nell'interpretazione musicale di Claudio Abbado e con la voce recitante di Roberto Benigni

Dalla basilica della Natività di Betlemme e da Gerusalemme giovedì 25 va in onda il Concerto per la vita e per la pace in Terra Santa. Antonio Florio dirige l'orchestra nell'esecuzione di brani di Jommelli, Pergolesi e De Simone. Alle 10.55 su Rai Tre

Fantasie pucciniane per pianoforte ed ensemble orchestrale in programma nella notte di Natale su Rai Tre. Alle 1.40 il direttore Antonio Ballista e il pianista Alessandro Lucchetti interpretano e rialaborano brani celeberrimi del compositore toscano

Giovedì 25 alle 1.10 la rubrica di libri Cult Book si occupa di Vincenzo Cerami, Paola Mastrocola e Antonio De Benedetti

Concerto di Natale su Rete 4, giovedì 25 alle 8.30.

giovedì 4 dicembre 2008

Ricollegamento

Trovo che sia un buon modo
di tradurre
la dinamica del riavvicinamento...
da entrambe le parti!
Guarda questo video!

venerdì 21 novembre 2008

Tv digitale: presente e futuro

Più pay e meno pubblicità. Così cambia la tv digitale
Una nuova ricerca del Politecnico di Milano traccia il futuro della televisione digitale: nel 2010 gli incassi supereranno quelli dell'analogica, ma già oggi il giro d'affari in Italia è di tre miliardi e mezzo di euro l'anno e solo il 14% viene dagli spot
di Jaimé D'Alessandro
Digitale, sempre più a pagamento e con pochi spot. Ecco come sarà la televisione del futuro, almeno stando all'ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano. Fotografia di un mondo in forte trasformazione che, lasciandosi alle spalle l'analogico, potrebbe cambiare sensibilmente la sua morfologia. Il sorpasso, come giro d'affari, è previsto per il 2010. Con due anni di anticipo rispetto all'abbandono definitivo del vecchio sistema di trasmissione. Ma già oggi il digitale vale il 38% del business televisivo, con un tasso di crescita che nel 2008 è stato del 15%. Il che significa tre miliardi e mezzo di euro circa, sul totale di otto miliardi e passa, tenendo conto anche di mobile tv e Web tv. Ma attenzione: chi pensava che sarebbero state queste ultime due a fare la differenza resterà deluso.
Sky gestisce l'87% degli introiti della televisione digitale. Seguita dal digitale terrestre, che è passato dall'8 al 9% nell'ultimo anno, dalla mobile tv con il 2% e della Web tv che invece ha solo l'1%. A questo va aggiunto che i guadagni non derivano più tanto dalla pubblicità, che vale "solo" 14%, quanto dagli abbonamenti e dalle trasmissioni a pagamento come partite di calcio e film. Per il futuro, si legge nella ricerca del Politecnico di Milano, la battaglia per offrire contenuti pay sarà quindi fondamentale. Con Sky che continua a crescere, potenziare e arricchire la sua offerta e Mediaset, dall'altra, che inizia a giocare una partita più aggressiva sul digitale terrestre puntando sulla diffusione di televisori piatti dotati di sintonizzatore integrato. A differenza della Rai, che per ora resta ai margini di questa competizione.
Stenta a decollare l'IpTv, quella offerta da Fastweb, Telecom o Tiscali attraverso la linea telefonica, che può contare su poche centinaia di migliaia di utenti malgrado le massicce campagne pubblicitarie. Segno di sfiducia nei confronti di certi operatori e, in alcuni casi, di una scarsa qualità del servizio. Più interessante le nuove proposte di grandi multinazionali della tecnologia. Microsoft ad esempio, attraverso la sua ultima console Xbox 360 e il relativo servizio online, da oggi offre ai suoi utenti la possibilità di acquistare e scaricare film. Entrando in competizione non tanto con iTunes della Apple, che ha sempre negato alla maggior parte degli europei programmi televisivi e blockbuster hollywoodiani, quanto con Sky e il digitale terrestre. E la Sony, con la PlayStation 3, si prepara a fare lo stesso.
La mobile tv invece, quella su cellulare, fino ad ora si è dimostrata un fallimento soprattutto perché proposta a prezzi del tutto irragionevoli. Di conseguenza gli operatori di telefonia mobile, che presidiano il settore, hanno cominciato a cambiare atteggiamento. 3, in particolare, da giugno offre alcuni canali gratuiti sperando nella diffusione della mobile tv e nell'aumento conseguente dell'audience. La vera moneta di scambio con gli inserzionisti pubblicitari. Se basterà o meno a correggere gli errori del passato è tutto da vedere. Anche se l'entrata in scena di colossi come la Nokia, che ormai inizia a vendere oltre ai cellulari anche intrattenimento, e l'accesso al Web sempre meno costoso da telefonino, potrebbero cambiare le cose. Aiuterebbe infatti il diffondersi di un utilizzo più multimediale dei cellulari, usati fino ad ora dalla maggior parte degli italiani solo per chiamare e mandare sms.
Su Internet infine si sta assistendo a un aumento vertiginoso sia di operatori sia di canali, oggi oltre 600. Eppure la mortalità in questo settore è altissima e circa il 50% dei soggetti nati nel 2008 non sono arrivati a fine anno. Inoltre la Web tv non è da considerarsi un mercato specifico, isolabile dal più complessivo mondo dell'online. Questo significa minore spazio agli operatori "puri", quelle start-up come Joost o Babelgum che infatti stanno avendo non poche difficoltà a far quadrare i conti. A differenza di quegli editori, iniziando dal Gruppo l'Espresso, che hanno un'offerta più variegata fatta anche ma non solo di palinsesti televisivi e capace di raggiungere gli utenti sia su mobile, attraverso Internet o il digitale terrestre. Anche qui però le cose potrebbero cambiare nel giro di due anni. La Toshiba, ad esempio, sta sviluppando una nuova generazione di televisori, Cell Tv, che utilizzano i chip della PlayStation 3 per individuare, organizzare e gestire facilmente tutte le sorgenti video disponibili. I dvd ovviamente, ma anche il digitale terrestre e soprattutto i canali presenti sulla Rete. Uno dei limiti maggiori delle Web tv infatti, sta nell'esser confinata allo schermo del computer e nel non poter competere, malgrado la ricchezza dell'offerta, con Sky, Rai o Mediaset. La Cell Tv, e altri prodotti simili in fase di sviluppo, permetterebbe di aggirare l'ostacolo oggi superabile solo collegando il computer direttamente allo schermo televisivo. Cosa che, per quanto possa apparire semplice, non fa praticamente nessuno.

mercoledì 19 novembre 2008

Reality irreale

Le false difficoltà sull'Isola sfaticata
La cassa integrazione contro la cassa di risonanza
di Aldo Grasso
La visione parallela dell'Infedele di Gad Lerner (La 7, lunedì, ore 21.20) e dell'Isola dei famosi (Raidue, lunedì, ore 21.10) crea singolari integrazioni di senso. Da una parte, si parla di ristrettezze, di miseria, di recessione, di ammortizzatori sociali, di crisi che colpisce i più deboli; dall'altra, di meschine congiure, di brutto tempo, di presunti tradimenti e passioni che sfioriscono, di crisi che fanno fuori i più deboli e premiano i più forti. Da una parte gli esperti, dall'altra gli opinionisti («A lavorare!», verrebbe da gridare a Luca Giurato).
L'infedele è al passo coi tempi, ne subisce il clima infausto. L'isola non collima con il disastro economico che ci è piombato addosso, è pura invenzione, nonostante si chiami reality. I format sulla sopravvivenza sono ancora figli di una società del benessere, neghittosa, opulenta, sfaticata che, a un certo punto, sente il bisogno di crearsi artificialmente alcune difficoltà: gli sport estremi, i viaggi in terre pericolose, i giochi sull'indigenza, il survivor .
Niente di peggio dei falsi moralismi, ma è curioso che da una parte si parli di lavoro nero, di sfruttamento, di sbarco dei clandestini e, dall'altra, la contessa De Blanck, mentre tenta di rassettarsi, dica: «Sembro una profuga». Sfasamento, appunto: bisogni reali contro bisogni artefatti.
All'Infedele ci si chiede con una certa angoscia «Chi aiuterà i nuovi disoccupati?» e, nello stesso istante, all'Isola si fa in modo che personaggi tv di non eccelsa levatura finiti nel cono d'ombra possano ancora godere delle luci della ribalta.
La gente, quella che nelle frettolose votazioni della penultima puntata, Simona Ventura chiama «il popolo sovrano», premia naturalmente L'isola, così come al cinema premia la coppia Boldi-Ventura. Premia cioè la sfasatura, l'urgenza che almeno la finzione racconti una favola meno triste della realtà. Necessità del dolce inganno.

Cinema e propaganda

Per vigilare anche su retroscena simili
Secondo un libro argentino, negli ultimi 15 anni molti cartoon avrebbero fatto propaganda alla politica estera degli Stati Uniti
Pubblicato da RepubblicaRadioTv

lunedì 17 novembre 2008

Vincere facile?!

Giochi in video: quanto si vince
«E così diventerai milionario»: la grande illusione dei quiz in tv
Undici ore di programmazione, due milioni in palio.
«Ma si crea un divario tra mondo virtuale e realtà»
Si possono vincere computer, viaggi, buoni spesa, batterie di pentole, automobili, perfino autobus. E, naturalmente, tanti, tantissimi soldi. Basta avere un pizzico di fortuna. È la promessa della tv: dei numerosi quiz, concorsi e giochi a premi che affollano i palinsesti delle principali reti nazionali. Ogni giorno, almeno 11 ore di programmazione sono occupate da programmi che fanno sognare vincite facili in grado se non di cambiare la vita di darle almeno una bella mano. Solo Canale 5 mette in palio oltre un milione di euro al giorno. Raiuno più di 800mila. È una gara a chi offre di più, a chi spinge più su l'asticella del «montepremi». Una lampada di Aladino catodica dove non bisogna strofinare ma telefonare: tanto basta perché poi, altrettanto magicamente, «il fortunato telespettatore che ha trovato per primo la linea» si ritrovi nella condizione di vincere potenzialmente qualunque cosa. È la televisione «gratta e vinci».
Una televisione «attraente» ma fortemente «diseducativa» e «pericolosa», almeno secondo uno studio promosso da Comunicazione Perbene, associazione per l'ecologia della comunicazione. Dal 19 al 25 ottobre scorsi sono stati monitorati i palinsesti delle principali reti nazionali (Rai e Mediaset). Quindi, un pool di 100 esperti tra psicologi, psicopedagogisti e sociologi ha analizzato i dati raccolti. Dalle 8 del mattino alle 24, le principali sei reti nazionali su 144 ore di programmazione dedicano oltre 11 ore a programmi che promettono facili vincite, con picchi di giorni in cui si superano le 15 ore. Quotidianamente, la somma di tutti i montepremi supera i 2 milioni di euro. Solo Gerry Scotti, con «Chi vuol essere milionario» mette in palio ogni giorno un milione di euro. Raiuno supera gli 815 mila euro con cinque programmi, dal mattino fino ad «Affari tuoi». Il gioco dei pacchi da solo ha come montepremi 500 mila euro. Quello messo in atto da questa tv sarebbe un vero e proprio «bombardamento» che secondo gli psicologi (69%) può avere effetti «pericolosissimi» sul pubblico. Il 58% degli intervistati annovera questi programmi tra i più diseducativi della tv, colpevoli di creare frustrazione (39%), non promuovere i veri valori (56%) e dare un'immagine falsata della vita reale.
Più a rischio sono gli adolescenti (71%), mentre il fattore più diseducativo è nella sproporzione capacità-vincite (62%). «La tv rappresenta il media più potente, questo comporta una responsabilità che spesso il piccolo schermo dimentica, ovvero promuovere messaggi educativi - sottolinea Saro Trovato, presidente di Comunicazione Perbene -. Oggi basta accendere la tv per assistere a programmi che regalano cifre esorbitanti». Rispetto al passato, il cambiamento starebbe proprio nella frequenza di questo tipo di trasmissioni (41%): si è persa l'eccezionalità dell'evento, così come era ai tempi dei grandi quiz di Mike Bongiorno. Ora la percezione diffusa è che la dea bendata si sia fatta molto meno schizzinosa, ormai pronta a baciare chiunque e in ogni momento. A riprova, una rapida scorsa del palinsesto. È un fiorire di programmi con montepremi milionari: su Raiuno in «Carràmba che fortuna», Raffaella Carrà promettere vincite fino 750mila euro (oltre agli altri 800mila offerti quotidianamente dalla rete); Enrico Papi su Italia 1 ne «regala» 100mila, basta girare la ruota della fortuna e incrociare le dita.
C'è poi «Paperissima» che, su Canale 5, mette in palio 100mila euro per chi ha avuto la fortuna di girare un filmato divertente, o ancora «Mattino in Famiglia » che, su Raidue, offre qualche centinaia di euro per risolvere un cruciverba e «Mezzogiorno in Famiglia» che fa «sfidare » i diversi comuni italiani per vincere un pullman (dal valore di circa 150mila euro). E ancora, lo zaino a pannelli solari di «Geo & Geo», la batteria di pentole de «La prova del cuoco», il carrello di libri di «Per un pugno di libri», i buoni spesa di «Occhio alla spesa», i chilometri di viaggio di «Alle Falde del Kilimangiaro». Gli esempi sono moltissimi. Ed è così che - escludendo i reality che pure promettono importanti vincite semplicemente «votando» («La Talpa» di Italia 1, ad esempio, mette in palio 200mila euro) - la tv ogni settimana fa segnare un montepremi totale di oltre 15 milioni di euro: più due milioni di euro messi in palio al giorno, 84.272 euro ogni ora, 1.404 euro ogni minuto, 23 ogni secondo. Cifre che, in tempo di crisi, inevitabilmente ingolosiscono ancora di più. Non c'è da stupirsi dunque se esiste chi dell'inseguire la fortuna in tv ha fatto un'arte. O meglio, un mestiere. (...)

domenica 16 novembre 2008

A proposito di Cineforum

E dopo cena il cineforum, ma a casa
di Marco Belpoliti
Per oltre vent’anni la televisione è stata la principale fornitrice di film. Attraverso le videocassette e i Dvd, i film del passato remoto o del passato prossimo sono entrati nelle nostre case, facendo tramontare l’epoca delle sale cinematografiche. Ma ora il cinema torna in altra forma, attraverso i video proiettori, e gli schermi cinematografici riappaiono in forma miniaturizzata nelle nostre dimore, così il cineforum diventa una pratica casalinga, magari un piccolo gruppo di amici o amiche, il venerdì o il sabato sera, dopo cena.
Già negli anni Ottanta Silvio Berlusconi, grande controllore del mercato cinematografico, attraverso le televisioni e le case di produzione e distribuzione, aveva decretato la «televisizzazione» del cinema, arrivando a teorizzare la produzione di film destinati al solo consumo casalingo. Ma come si è arrivati a questo, come sono tramontate le sale del passato? Ce lo racconta in un libro intelligente e penetrante, In piena luce. I nuovi spettatori e il sistema delle arti (Bompiani, pp. 278, € 12), Gabriele Pedullà. L’autore, critico e scrittore, ricostruisce come si sia passati dal modello-teatro al modello-cinema dopo la nascita della nuova arte, e come le sale abbiano prodotto un nuovo spettatore. In questo modo Pedullà traccia una storia dell’occhio in cui il cinema diventa una sorta di tempio, spazio religioso, erede dello spazio scenico, superando la sua promiscuità col varietà, con l’avanspettacolo. Dal caos sonoro e visivo degli inizi, alla visione al buio, silenziosa, dedita solo alla contemplazione delle immagini in movimento.
Tutto questo va in crisi con l’avvento della televisione, quando il sistema degli audiovisivi diffusi nella società diventa post-cinematografico. Finisce lo spettacolo comunitario, con i suoi portati di eccitazione anche sessuale che la sala cinematografica sembrava possedere. All’erotismo collettivo del cinema-sala - spesso più immaginario che reale - succede una sorta di onanismo visivo della televisione-casa, in cui la pubblicità, con il suo erotismo subliminale, la fa da padrona. Davanti al televisore tutte le «visioni» sono possibili: collettive, solitarie, concentrate, distratte. Lo zapping distrugge la coerenza dei film, e accentua l’instabilità dello sguardo mediante l’«opulenza iconica» che il vero stigma del nostro tempo. Ora dominano gli individual media, dice Pedullà, e il contatto con lo schermo è sempre sul punto di interrompersi, è sussultorio. Che ne sarà del nuovo/vecchio cinema dopo internet e You Tube? Pedullà ci suggerisce l’idea di un tempo feriale che ha divorato il tempo festivo, proprio del cinematografo, demolendo le sue forme cerimoniali. Ce ne saranno di nuove?

mercoledì 12 novembre 2008

A proposito di reality

Tanto per sapere cosa dicono i naviganti, ecco il link a un
Forum: L'Isola dei famosi e la Talpa restano ai vertici degli ascolti tv. Perchè li guardiamo?

martedì 11 novembre 2008

Lieto fine?

di Massimo Gramellini
Mi unisco al lamento di Pupi Avati per lanciare un timido appello agli scrittori di romanzi, film e fiction televisive: dateci storie a lieto fine. Non sempre. Qualche volta. E non un lieto fine retorico e spudoratamente roseo. Sporcatelo pure con un retrogusto amaro, perché non esiste successo della vita che non si porti dietro la sconfitta di qualcun altro o di un’altra parte di noi stessi. Però offrite uno squarcio di luce, vi scongiuro. Fateci alzare dal divano o dalla poltrona con lo stesso spirito con cui ci si solleva dal lettino dei massaggi: sconquassati, eppure pieni di vigore.Intendiamoci. Sto parlando di lieto fine. Non di lavaggio del cervello per piazzisti d’ottimismo, come vorrebbero i governanti. E tanto meno di epilogo caramelloso, quella mistura nauseabonda di ciglia umide e frasi da carta dei cioccolatini, di cui certa fiction nostrana è purtroppo maestra. Il bene va raccontato con gli stessi ingredienti usati per raccontare il male. È molto più difficile. Però in tempo di crisi ne abbiamo un bisogno disperato. La denuncia degli orrori è sacrosanta ma asfittica: dopo aver visto per l’ennesima volta spadroneggiare la cattiveria e l’ingiustizia, avrò voglia di rinchiudermi ancora di più in un bozzolo opaco di cinismo. Non di uscire per strada a sfidarle. E comunque qui nessuno reclama la dittatura del lieto fine. Ci basterebbe che diventasse una variabile. E che chi lo persegue non venisse considerato dai suoi colleghi un artista minore. Dante, che minore non era, sostò a lungo all’inferno. Ma infine uscì a riveder le stelle.

mercoledì 5 novembre 2008

Purtroppo piace

Quella cattiva tv che piace tanto
di Aldo Grasso
La cattiva tv si combatte solo con la buona tv. Che però è poca, minoritaria, non a portata di mano. E comunque c'è. Ma se gli spettatori seguono la brutta tv di chi è la colpa: della tv o dello spettatore? Della società o dei singoli? Se uno vede una puntata di In Treatment prova quella rara sensazione di aver esplorato un pò di mondo interiore, esattamente come leggere un grande romanzo o assistere a un bel film. Nell'ultima puntata dedicata ad Alex si parlava di educazione dei figli, di morte, di suicidio e il funerale rappresentava l'occasione di vedere materializzarsi tutti i fantasmi evocati da Alex nelle sedute: le sue colpe, le sue pene. In tv si può parlare di tutto, ma è necessario fare lo sforzo di non assecondare sempre le cose provando invece a interrogarle. Ogni messinscena indaga prima di tutto l'enigma dell'io, persino L'isola dei famosi. Curiosamente anche il reality di Cayo Cochinos era una lunga indagine sull'io dei concorrenti: prigionieri, coatti, affamati. Prigionieri in condizione di dare il peggio di sé. E così è stato. Mai sentito tanti pettegolezzi rancorosi come l'altra sera, una regressione continua verso l'infimo. Sull'isola come in studio. Persino Vladimir Luxuria è sceso a livelli inimmaginabili, a conferma che il pettego-lezzo è una forma di voyerismo verbale. Eppure proprio il confronto attivo fra l'alto e il basso ci permette di partecipare alle esequie dei nostri desideri televisivi. La volgarità vince sempre. Dinanzi al suo dominio senza falle, dinanzi alla sua sovranità senza limiti, la nostra attenzione si piega: e più uno finge di ignorarla, più finisce col sottomettervisi. Il dinamismo viene sempre dal basso, il dinamismo fa audience. Allora la colpa di tutti i mali è della tv o degli spettatori?

martedì 4 novembre 2008

Programmi e (dis) informazione sessuale

Studio Usa: i programmi a esplicito sfondo sessuale deformano la percezione del reale
L'autrice della ricerca: "Bisognerebbe anche monitorare il web, la stampa e la musica"
Gravidanze giovanili indesiderate. Rischio doppio tra le teledipendenti
di Benedetta Perilli
In America se lo chiedono da tempo: ma la Juno Generation, quella delle ragazzine spensierate che nascondono il pancione sotto la maglietta, da dove è spuntata? Probabilmente dalle giovanissime teledipendenti. A dirlo è un team di ricercatori della Rand Corporation che ha pubblicato sul numero di novembre della rivista Pediatrics, il giornale ufficiale dell'Accademia americana dei pediatri, uno studio su "Guardare il sesso in tv può predire la gravidanza giovanile?". E mentre negli Stati Uniti il fenomeno delle baby mamme sembra diminuire, pur coinvolgendo nomi noti come Jamie Lynn Spears, la 17enne sorella di Britney, e la coetanea Bristol Palin, figlia, in dolce attesa, della candidata repubblicana alla vicepresidenza della Casa Bianca, la scienza dice finalmente la sua sul discusso argomento. Televisione e gravidanze adolescenziali, insomma. C'è una connessione?
La risposta è si. Chi vede programmi televisivi che trasmettono contenuti sessualmente espliciti, come ad esempio i telefilm Sex & the City e Friends, ma anche film e talk-show che affrontano tematiche sessuali, avrebbe più del doppio di possibilità di diventare un baby genitore rispetto a chi non segue questo genere di programmi. I risultati variano poi a seconda delle fasce di età degli intervistati ma, parlando in numeri, per quanto riguarda i 16enni si tratta del 12 per cento di possibilità contro il 5%.
Per arrivare alla conclusione che, se vista troppo, male e senza la supervisione dei genitori, la televisione può portare a seri danni comportamentali per gli adolescenti, i ricercatori dell'associazione non profit Rand Corporation, guidati da Anita Chandra, hanno condotto, dal 2001 al 2006, un sondaggio telefonico longitudinale su un campione di adolescenti tra i 12 e i 17 anni. Il sondaggio, misurando il tempo trascorso davanti alla televisione, le conoscenze sessuali, l'attitudine, il comportamento e una vasta scala di variabili demografiche e psicologiche, ha cercato di prevedere le abitudini e il comportamento sessuale degli adolescenti.
Dopo aver individuato una rosa di ventitré programmi televisivi più in voga tra i teenager, i ricercatori hanno chiesto loro di stabilire quanto tempo veniva dedicato quotidianamente ad ogni programma, oltre ad analizzare i reali contenuti sessuali veicolati dalle varie trasmissioni. A questo punto il sondaggio si è spostato sulle abitudini sessuali degli intervistati, su eventuali gravidanze avute in passato e sulla possibilità di averne in futuro. Proprio in base a queste predizioni e grazie alla natura longitudinale del sondaggio, condotto sullo stesso campione di giovani prima ad un anno di distanza e poi a due, ovvero nel 2001, 2002 e 2004, è stato possibile stabilire che la maggiore esposizione a contenuti sessuali ha corrisposto ad una maggiore incidenza di baby gravidanze.
Ma in un'intervista telefonica rilasciata all'agenzia di stampa Reuters la ricercatrice Anita Chandra ha precisato: "La televisione è solo uno degli ingredienti che influenza il comportamento degli adolescenti. Dovremmo concentrarci anche sul ruolo di internet, dei giornali e della musica". Dello stesso parere anche la psicologa dell'infanzia Maria Rita Parsi che commenta così la notizia: "Già da cinque anni nei convegni di pediatria ginecologica si discute dei danni del bombardamento di immagini inappropriate subito dai bambini attraverso la televisione e Internet e alla loro conseguente eccessiva adultizzazione. La soluzione? Riappropriarsi dei tempi della vita. I bambini hanno diritto a vivere le giuste fasi della loro infanzia e adolescenza".
In Italia la situazione dei giovani è diversa da quella americana, soprattutto per quanto riguarda la salute riproduttiva e, se non si può parlare del fenomeno delle baby gravidanze, si può però analizzare la relazione tra televisione e comportamenti degli adolescenti. A farlo è la Società Italiana di Pediatria, che ogni anno pubblica il Rapporto sulle abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani. L'analisi dei dati del 2007, relativi a televisione e sessualità, è in linea con la ricerca americana che individua nella televisione un fattore capace di influenzare i comportamenti sessuali degli adolescenti.
La percentuale di giovani italiani che considera un rapporto sessuale non protetto come un comportamento a rischio aumenta infatti di circa il 6% se a rispondere alla domanda sono ragazzi che guardano la televisione meno di un'ora al giorno, mentre per chi la vede più di tre ore il sesso non protetto è percepito in maniera meno rischiosa.
Un altro dato importante è quello che riguarda l'informazione sessuale. Chi vede la televisione meno di un'ora al giorno dichiara di ricevere le informazioni soprattutto da amici, genitori e insegnanti, mentre per chi guarda la televisione più ore al giorno le percentuali di interazione con i genitori (soprattutto con la madre che passa dal 35 al 21%), diminuiscono sensibilmente a favore di amici e soprattutto altro, categoria all'interno della quale è presumibile che venga inserita proprio la televisione.
"Chi vede la televisione per più tre ore al giorno manifesta una presunta, e falsa, consapevolezza sessuale, che deriva probabilmente da quello che vede in tv - così il dottor Maurizio Tucci, curatore dell'indagine della SIP - i dati dimostrano inoltre che chi trascorre più ore davanti alla televisione tende a ricercare autonomamente le informazioni relative al sesso, ricorrendo sempre più alla televisione stessa, ai giornali e a internet e sempre meno ai soggetti reali come genitori, insegnanti o medici".

domenica 2 novembre 2008

Cinema per non vedenti

CINEMA SENZA BARRIERE
Il cinema per tutti. Film audiocommentati per non vedenti
e sottotitolati per non udenti

Al cinema insieme, nella stessa sala, per godere dello stesso film.
Cinema senza barriere è il cinema per tutti: una proposta per condividere cultura, per promuovere la parità nell’uso di un genere di intrattenimento abitualmente destinato esclusivamente alla parte abile della popolazione, per consolidare una nuova cultura del rispetto e dell’integrazione tra due mondi che sicuramente si conoscono, ma che vicendevolmente si praticano poco. Il progetto è complementare ad EMERGO, nuovo piano biennale per l’occupazione dei disabili, in una più ampia attenzione della Provincia e in particolare della Direzione centrale Sviluppo economico, formazione e lavoro verso l’inserimento dei diversamente abili nel tessuto sociale, al fine di garantire dignità e parità di diritti per tutti.
Dove
Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2 , dove la Fondazione Cineteca Italiana, che affianca l’ente locale nella programmazione della Sala, supporta l’intervento con la messa a disposizione di film del repertorio classico italiano più interessante.
Come
Con un sistema di sincronizzazione la normale proiezione viene implementata con dati aggiuntivi, restando comunque fruibile dalle persone senza problemi di vista e di udito: sullo schermo appaiono dei sottotitoli contenenti i dialoghi e alcune indicazioni aggiuntive sui rumori o sulla musica, mentre chi ne ha bisogno può ascoltare in cuffia il commento audio che descriverà azioni, stati d’animo, situazioni, colori e paesaggi. In quest’ultimo caso si vanno a intercalare nella colonna sonora le descrizioni necessarie alla comprensione del film, senza mai coprire i dialoghi e i rumori importanti. L’intervento tecnico è curato da Raggio Verde, con il supporto di Milena di Silvio per l’ENS (Ente Nazionale Sordomuti)
Il primo pacchetto di film
Le notti bianche di Luchino Visconti, audiocommento di Stefano Della Casa
La bestia nel cuore di Cristina Comencini, audiocommento di Angela Finocchiaro;
Il Giudizio universale di Vittorio de Sica, audiocommento di Cochi Ponzoni;
La fabbrica di cioccolato di Tim Burton audiocommento di Lella Costa
La Diva Giulia di Istvàn Szabò; audiocommento di Alessandro Bruno

Per informazioni:
Cinema Senza Barriere c/o A.I.A.C.E: 02.76115394; info@mostrainvideo.com
Le cuffie possono essere prenotate telefonicamente prima delle proiezioni e ritirate prima dell’ingresso in sala, esibendo un documento d’ identità .

Prenotazioni cuffie:
giorni feriali: presso Cineteca di Milano, tel. 02.29.00.56.59
sabato, domenica e festivi: presso la cassa Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto, 2
tel. 02.77.40.63.00/63.02/63.71

mercoledì 29 ottobre 2008

Tv sadica

La nostra tv si fonda sul sadismo
Ricetta per sconfiggerlo: portare gli spettacoli di seconda serata in prima, anche correndo il rischio della noia
di Aldo Grasso
Domenica, verso le 19.20, mentre Pippo Baudo come e più di un commesso viaggiatore tentava di piazzare l'ultimo film dell'ultima figlia di Tognazzi (ma le colpe dei figli ricadono sul padre?), sulla prima rete della tv svizzera, Michele Fazioli intervistava Umberto Eco (Controluce, TSI1). L'occasione era l'assegnazione del Premio Manzoni, a Lecco. Eco naturalmente ha parlato di Manzoni (l'analista di linguaggi, il regista cinematografico ante litteram, lo psicologo sociale...), di tecniche narrative, di ipotiposi (figura retorica che consiste nel rappresentare una scena con la parola ma in modo così vivido da offrirne l'immagine visiva), del triangolo più o meno amoroso che si instaura tra autore, testo e lettore, di Proust e del suo amore per le canzonette, di tante altre cose. Coi baffi e senza barba, Eco sembra un'altra persona, così il suo interlocutore ha osato ancora stuzzicarlo sulla famosa fenomenologia di Mike Bongiorno.
Eco se l'è cavata con quella che dovrebbe essere la premessa di ogni critica tv: si parla del personaggio non della persona. Ma poi non ha resistito ad alcune considerazioni sulla nostra tv, il cui modello dominante sarebbe La corrida. Il dilettante allo sbaraglio (e per esteso il non famoso, lo sconosciuto che accede alla ribalta, l'anonimo mediocre...) e le peripezie dell'inferiore mettono a nudo il nostro sadismo. La nostra tv si fonda sul sadismo. Per sconfiggere il quale basterebbe una piccola inversione in stile Bbc: portare gli spettacoli di seconda serata in prima, anche a rischio di noia. L'intervista è stata molto interessante anche perché Eco non aveva alcun libro da promuovere. Per questo, come corollario all'avanzamento della seconda serata, vorrei proporre una moratoria: per almeno sei mesi, a tutti gli ospiti che vanno in tv è fatto divieto di promuovere una loro opera, di qualsiasi genere. Senza promozioni, la Vanna Marchi che alberga in tanti presentatori verrebbe infine umiliata.

martedì 28 ottobre 2008

Recensioni film della CEI

Ho trovato questo sito della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI, che fornisce valutazioni dei film per l'utilizzo nella pastorale. Ve lo segnalo: http://www.acec.glauco.it/pls/acec/cn2_acec.c_hp_pagina_ricerca?p_ambito=&p_genere=&p_titolo=&p_giudizio=&p_regia=&p_distribuzione=&p_uscita=&p_interpreti=&p_nazionalita=

Il programma della commissione cinema!

Ecco a voi il programma definitivo della "Commissione cinema":

14 novembre - Casomai, relatore: Gabriele Lovati
12 dicembre - American beauty, relatore: Pietro Guzzetti
30 gennaio - Le chiavi di casa, relatore: Marco Usuelli
13 febbraio - Juno, relatore: Emiliano Martinati

Orario 20.30 Aula TV: presentazione film, visione, dibattito.

American Beauty

"American Beauty" di S.Mendes

Recensione

Trailer

Correndo con le forbici in mano

Recensione
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44567

Trailler:

http://www.mymovies.it/trailer/?id=44567

lunedì 27 ottobre 2008

le chiavi di casa

film: le chiavi di casa
Questo il trailer: http://www.mymovies.it/trailer/?id=35191

La prima volta lo vede in una fotografia che a noi non viene mostrata: “Tu non immagini neanche come è fatto”, gli dice il cognato. E ha ragione: Gianni (Kim Rossi Stuart), 35 anni, non solo non ha mai visto il figlio disabile che sua moglie ha messo al mondo quindici anni prima, morendo durante il parto, ma non ha mai provato neppure a immaginarlo.L'ha rifiutato, l'ha relegato nella sfera del non-visto e del non-visibile. Un po' perché 'diverso', un po' perché nascendo ha involontariamente provocato la morte di sua madre.Il padre, insomma, non ha retto il trauma: ha lasciato quel figlio nelle mani della cognata ed è fuggito via. Ma i figli, prima o poi, ritornano. Anche quello di Gianni. Che si ritrova a dover accompagnare fino a Berlino - per un'importante visita specialistica in ospedale - quel ragazzo sconosciuto quasi quanto un alieno.Sul treno che corre veloce nel cuore della Germania, vediamo di nuovo il padre spiare di nascosto un figlio che a noi non viene ancora mostrato.Ma il differimento non è casuale: Le chiavi di casa è la storia di una scoperta.O la messinscena di uno sguardo che si era accecato e che reimpara a poco a poco a vedere: lo sguardo di un padre su un figlio, ma anche - reciprocamente " lo sguardo di un figlio su un padre”.Entrambi feriti, entrambi minorati: il figlio nel corpo, il padre nell'anima.Bisognosi l'uno dell'altro, ma incapaci di riconoscerlo. Incapaci di guardarsi e di trovare conforto nelle reciproche solitudini.Le chiavi di casa è tutto qui, la storia di un viaggio che porta un padre e un figlio a ritrovarsi in un abbraccio caldo di lacrime.Quelle che offuscano gli occhi ma accendono lo sguardo del cuore.Ancora una volta Gianni Amelio fa della paternità, reale o metaforica, il tema centrale del suo cinema.Come in Colpire al cuore (1983), come in Così ridevano (1998), come - soprattutto - in Ladro di bambini (1992).Le parentele di quest'ultimo con Le chiavi di casa sono impressionanti.

Versione per stampa



In un caso come nell'altro, un tragitto che inizia in treno, implode in una metropoli, per poi proseguire in auto sullo sfondo di un paesaggio naturale sempre più selvaggio e quasi disabitato, si offre come impianto narrativo portante di una storia che ambisce a inscenare una microfìsica dei sentimenti tutta risolta nei gesti, nei movimenti del corpo, nella riconquistata capacità di toccarsi, di osservarsi, di ritrovare un contatto.Fedele a un'idea di cinema morale, in bilico fra la lezione di Rossellini e quella di Andrè Bazin, Amelio rinuncia ai facili effetti strappalacrime, aggira le trappole del ricatto emotivo, procede per campi e controcampi il più possibile 'oggettivi', evita gli effetti di montaggio, usa con efficacia i piani sequenza (le riprese in continuità, senza stacchi): vuole che sia la verità degli attori a far affiorare sullo schermo l'autenticità dei sentimenti e delle emozioni.Così chiede al giovane Andrea Rossi - un ragazzino disabile nella vita prima che sul set - di lasciar scorrere sullo schermo la forza e l'energia della sua voglia di vìvere, del suo umorismo tagliente, delle sue passioni per il Game-boy e per le canzoni di Vasco Rossi.Al contempo chiede a Kim Rossi Stuart (al cui personaggio dà non a caso il proprio nome d'autore: Gianni) la più difficile fra le prove d'attore: quella di assorbire la verità del non-attore che gli sta accanto, e di lasciarsi trascinare da lui verso i territori dell'autenticità. Niente lacrime facili.Non è un film patetico, Le chiavi di casa.Tratto dal romanzo autobiografico di Giuseppe Pontiggia “Nati due volte” (che descrive il rapporto dello scrittore con il figlio disabile), è lontanissimo dagli effetti lacrimevoli che pullulano invece numerosi in un film come Mare dentro di Alejandro Amenabar, e si concentra piuttosto sulla fatica di vivere del personaggio del padre, sui suoi imbarazzi, i suoi silenzi, i suoi sensi di colpa.Perché non è dei padri, in genere, occuparsi di figli così.Lo dice chiaramente il personaggio interpretato da Charlotte Rampling, a sua volta nei panni di una madre che si prende cura di una figlia minorata: “Questo è il lavoro sporco che spetta alle madri.I padri in genere non ce la fanno”. Di fatto, Le chiavi di casa racconta il processo di crescita e maturazione di un padre che a un certo punto decide di provare a farcela. Meglio, di un padre che scopre di sentirsi inutile anche solo all'idea di non aver più quel figlio disabile di cui prendersi cura.Per questo Gianni gioca nella vasca da bagno con il suo tenerissimo Paolo, si fa imboccare da lui, si lascia perfino aiutare dal ragazzo, imparando a rispettare la sua autonomia e arrivando a gettare in mare - con un gesto fortemente simbolico - il bastone che serviva a Paolo per camminare meglio.Come dire: la nostra 'normalità' ha bisogno di una 'diversità' che la nutra, che le dia un senso, che la strappi al rischio - sempre in agguato - dell'inutilità.Sospeso in un paesaggio volutamente vuoto e rarefatto, illuminato dalla fotografia monocromatica di Luca Bigazzi, davvero un esempio di film che sceglie la semplicità del linguaggio per cercare di dire la complessità della vita.Con uno sguardo sempre attento all'etica, prima ancora che all'estetica, di ciò che rende visibile e riproducibile sullo schermo attraverso l'occhio della macchina da presa.Gianni CanovaLetture

Messaggio da parte di Ale Suma

Copio il messaggio che Ale ha scritto come commento, così è più visibile:

Oltre al già citato "La ricerca della felicità", consiglierei la visione de "La stanza del figlio", "Saturno contro", "Tutto su mia madre", "L'ultimo bacio", "Ricordati di me". Se mi verrà qualche altra idea ve la offrirò martedì di persona. Le trame dei film citati si trovano tutte su wwww.mymovies.it.
I trailer credo siano su youtube.
Saluti Ale

venerdì 24 ottobre 2008

Casomai

(2002)
Regia di Alessandro D'Alatri

Recensione:
http://www.acec.glauco.it/pls/acec/cn2_acec.c_vedi_film?c_doc=3649&origine=0

Trailer:
http://www.mymovies.it/trailer/?id=33929

A proposito di Schmidt

(2002)
regia di Alexander Payne
con Jack Nicholson

Recensione:
http://www.acec.glauco.it/pls/acec/cn2_acec.c_vedi_film?c_doc=3909&origine=0

Trailer:
http://www.mymovies.it/trailer/?id=34290

La guerra di Mario

"La guerra di Mario" di A.Capuano

Recensione

Trailer

Il matrimonio di Tuya

"Il matrimonio di Tuya" di G.Wang

Recensione

Trailer

La ricerca della felicità

"La ricerca della felicità" di G.Muccino

Recensione

Trailer

L'amico di famiglia

"L'amico di famiglia" di P.Sorrentino

Recensione

Trailer

Away from her

"Away from her" di S.Polley

Recensione

Trailer

La bestia nel cuore

"La bestia nel cuore" di C.Comencini

Recensione

Trailer

La finestra di fronte

"La finestra di fronte" di F.Ozpetek

Recensione

Trailer

Alla scoperta di Charlie

"Alla scoperta di Charlie" di M.Cahill

Recensione

Trailer

giovedì 23 ottobre 2008

Matilda 6 mitica

In realtà è un film del 1996 che ho già visto, però mi pare che possa dire, anche in modo ironico, i problemi presenti in una famiglia...

"Matilda 6 mitica",
Di D. De Vito

Recensione
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=14429

Trailer
http://www.youtube.com/watch?v=VfJAvIA9aJY

martedì 21 ottobre 2008

La Famiglia Savage

"La famiglia Savage"
di T. Jenkins

Recensione

Trailler:

lunedì 20 ottobre 2008

Primo tempo

Ciao a tutti! Benvenuti in questo nuovo blog dedicato al cinema, o meglio al cinema in Seminario. Compagni della "commissione cinema" avete ricevuto via mail l'invito per poter essere autori con me del blog, in questo modo potete segnalare i film tramite nuovi post e non tramite commenti. Il tutto sarà più odinato. Saluti a tutti, Pie!

PS: non cancellate o modificate post altrui, grazie