mercoledì 29 ottobre 2008

Tv sadica

La nostra tv si fonda sul sadismo
Ricetta per sconfiggerlo: portare gli spettacoli di seconda serata in prima, anche correndo il rischio della noia
di Aldo Grasso
Domenica, verso le 19.20, mentre Pippo Baudo come e più di un commesso viaggiatore tentava di piazzare l'ultimo film dell'ultima figlia di Tognazzi (ma le colpe dei figli ricadono sul padre?), sulla prima rete della tv svizzera, Michele Fazioli intervistava Umberto Eco (Controluce, TSI1). L'occasione era l'assegnazione del Premio Manzoni, a Lecco. Eco naturalmente ha parlato di Manzoni (l'analista di linguaggi, il regista cinematografico ante litteram, lo psicologo sociale...), di tecniche narrative, di ipotiposi (figura retorica che consiste nel rappresentare una scena con la parola ma in modo così vivido da offrirne l'immagine visiva), del triangolo più o meno amoroso che si instaura tra autore, testo e lettore, di Proust e del suo amore per le canzonette, di tante altre cose. Coi baffi e senza barba, Eco sembra un'altra persona, così il suo interlocutore ha osato ancora stuzzicarlo sulla famosa fenomenologia di Mike Bongiorno.
Eco se l'è cavata con quella che dovrebbe essere la premessa di ogni critica tv: si parla del personaggio non della persona. Ma poi non ha resistito ad alcune considerazioni sulla nostra tv, il cui modello dominante sarebbe La corrida. Il dilettante allo sbaraglio (e per esteso il non famoso, lo sconosciuto che accede alla ribalta, l'anonimo mediocre...) e le peripezie dell'inferiore mettono a nudo il nostro sadismo. La nostra tv si fonda sul sadismo. Per sconfiggere il quale basterebbe una piccola inversione in stile Bbc: portare gli spettacoli di seconda serata in prima, anche a rischio di noia. L'intervista è stata molto interessante anche perché Eco non aveva alcun libro da promuovere. Per questo, come corollario all'avanzamento della seconda serata, vorrei proporre una moratoria: per almeno sei mesi, a tutti gli ospiti che vanno in tv è fatto divieto di promuovere una loro opera, di qualsiasi genere. Senza promozioni, la Vanna Marchi che alberga in tanti presentatori verrebbe infine umiliata.

martedì 28 ottobre 2008

Recensioni film della CEI

Ho trovato questo sito della Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI, che fornisce valutazioni dei film per l'utilizzo nella pastorale. Ve lo segnalo: http://www.acec.glauco.it/pls/acec/cn2_acec.c_hp_pagina_ricerca?p_ambito=&p_genere=&p_titolo=&p_giudizio=&p_regia=&p_distribuzione=&p_uscita=&p_interpreti=&p_nazionalita=

Il programma della commissione cinema!

Ecco a voi il programma definitivo della "Commissione cinema":

14 novembre - Casomai, relatore: Gabriele Lovati
12 dicembre - American beauty, relatore: Pietro Guzzetti
30 gennaio - Le chiavi di casa, relatore: Marco Usuelli
13 febbraio - Juno, relatore: Emiliano Martinati

Orario 20.30 Aula TV: presentazione film, visione, dibattito.

American Beauty

"American Beauty" di S.Mendes

Recensione

Trailer

Correndo con le forbici in mano

Recensione
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44567

Trailler:

http://www.mymovies.it/trailer/?id=44567

lunedì 27 ottobre 2008

le chiavi di casa

film: le chiavi di casa
Questo il trailer: http://www.mymovies.it/trailer/?id=35191

La prima volta lo vede in una fotografia che a noi non viene mostrata: “Tu non immagini neanche come è fatto”, gli dice il cognato. E ha ragione: Gianni (Kim Rossi Stuart), 35 anni, non solo non ha mai visto il figlio disabile che sua moglie ha messo al mondo quindici anni prima, morendo durante il parto, ma non ha mai provato neppure a immaginarlo.L'ha rifiutato, l'ha relegato nella sfera del non-visto e del non-visibile. Un po' perché 'diverso', un po' perché nascendo ha involontariamente provocato la morte di sua madre.Il padre, insomma, non ha retto il trauma: ha lasciato quel figlio nelle mani della cognata ed è fuggito via. Ma i figli, prima o poi, ritornano. Anche quello di Gianni. Che si ritrova a dover accompagnare fino a Berlino - per un'importante visita specialistica in ospedale - quel ragazzo sconosciuto quasi quanto un alieno.Sul treno che corre veloce nel cuore della Germania, vediamo di nuovo il padre spiare di nascosto un figlio che a noi non viene ancora mostrato.Ma il differimento non è casuale: Le chiavi di casa è la storia di una scoperta.O la messinscena di uno sguardo che si era accecato e che reimpara a poco a poco a vedere: lo sguardo di un padre su un figlio, ma anche - reciprocamente " lo sguardo di un figlio su un padre”.Entrambi feriti, entrambi minorati: il figlio nel corpo, il padre nell'anima.Bisognosi l'uno dell'altro, ma incapaci di riconoscerlo. Incapaci di guardarsi e di trovare conforto nelle reciproche solitudini.Le chiavi di casa è tutto qui, la storia di un viaggio che porta un padre e un figlio a ritrovarsi in un abbraccio caldo di lacrime.Quelle che offuscano gli occhi ma accendono lo sguardo del cuore.Ancora una volta Gianni Amelio fa della paternità, reale o metaforica, il tema centrale del suo cinema.Come in Colpire al cuore (1983), come in Così ridevano (1998), come - soprattutto - in Ladro di bambini (1992).Le parentele di quest'ultimo con Le chiavi di casa sono impressionanti.

Versione per stampa



In un caso come nell'altro, un tragitto che inizia in treno, implode in una metropoli, per poi proseguire in auto sullo sfondo di un paesaggio naturale sempre più selvaggio e quasi disabitato, si offre come impianto narrativo portante di una storia che ambisce a inscenare una microfìsica dei sentimenti tutta risolta nei gesti, nei movimenti del corpo, nella riconquistata capacità di toccarsi, di osservarsi, di ritrovare un contatto.Fedele a un'idea di cinema morale, in bilico fra la lezione di Rossellini e quella di Andrè Bazin, Amelio rinuncia ai facili effetti strappalacrime, aggira le trappole del ricatto emotivo, procede per campi e controcampi il più possibile 'oggettivi', evita gli effetti di montaggio, usa con efficacia i piani sequenza (le riprese in continuità, senza stacchi): vuole che sia la verità degli attori a far affiorare sullo schermo l'autenticità dei sentimenti e delle emozioni.Così chiede al giovane Andrea Rossi - un ragazzino disabile nella vita prima che sul set - di lasciar scorrere sullo schermo la forza e l'energia della sua voglia di vìvere, del suo umorismo tagliente, delle sue passioni per il Game-boy e per le canzoni di Vasco Rossi.Al contempo chiede a Kim Rossi Stuart (al cui personaggio dà non a caso il proprio nome d'autore: Gianni) la più difficile fra le prove d'attore: quella di assorbire la verità del non-attore che gli sta accanto, e di lasciarsi trascinare da lui verso i territori dell'autenticità. Niente lacrime facili.Non è un film patetico, Le chiavi di casa.Tratto dal romanzo autobiografico di Giuseppe Pontiggia “Nati due volte” (che descrive il rapporto dello scrittore con il figlio disabile), è lontanissimo dagli effetti lacrimevoli che pullulano invece numerosi in un film come Mare dentro di Alejandro Amenabar, e si concentra piuttosto sulla fatica di vivere del personaggio del padre, sui suoi imbarazzi, i suoi silenzi, i suoi sensi di colpa.Perché non è dei padri, in genere, occuparsi di figli così.Lo dice chiaramente il personaggio interpretato da Charlotte Rampling, a sua volta nei panni di una madre che si prende cura di una figlia minorata: “Questo è il lavoro sporco che spetta alle madri.I padri in genere non ce la fanno”. Di fatto, Le chiavi di casa racconta il processo di crescita e maturazione di un padre che a un certo punto decide di provare a farcela. Meglio, di un padre che scopre di sentirsi inutile anche solo all'idea di non aver più quel figlio disabile di cui prendersi cura.Per questo Gianni gioca nella vasca da bagno con il suo tenerissimo Paolo, si fa imboccare da lui, si lascia perfino aiutare dal ragazzo, imparando a rispettare la sua autonomia e arrivando a gettare in mare - con un gesto fortemente simbolico - il bastone che serviva a Paolo per camminare meglio.Come dire: la nostra 'normalità' ha bisogno di una 'diversità' che la nutra, che le dia un senso, che la strappi al rischio - sempre in agguato - dell'inutilità.Sospeso in un paesaggio volutamente vuoto e rarefatto, illuminato dalla fotografia monocromatica di Luca Bigazzi, davvero un esempio di film che sceglie la semplicità del linguaggio per cercare di dire la complessità della vita.Con uno sguardo sempre attento all'etica, prima ancora che all'estetica, di ciò che rende visibile e riproducibile sullo schermo attraverso l'occhio della macchina da presa.Gianni CanovaLetture

Messaggio da parte di Ale Suma

Copio il messaggio che Ale ha scritto come commento, così è più visibile:

Oltre al già citato "La ricerca della felicità", consiglierei la visione de "La stanza del figlio", "Saturno contro", "Tutto su mia madre", "L'ultimo bacio", "Ricordati di me". Se mi verrà qualche altra idea ve la offrirò martedì di persona. Le trame dei film citati si trovano tutte su wwww.mymovies.it.
I trailer credo siano su youtube.
Saluti Ale

venerdì 24 ottobre 2008

Casomai

(2002)
Regia di Alessandro D'Alatri

Recensione:
http://www.acec.glauco.it/pls/acec/cn2_acec.c_vedi_film?c_doc=3649&origine=0

Trailer:
http://www.mymovies.it/trailer/?id=33929

A proposito di Schmidt

(2002)
regia di Alexander Payne
con Jack Nicholson

Recensione:
http://www.acec.glauco.it/pls/acec/cn2_acec.c_vedi_film?c_doc=3909&origine=0

Trailer:
http://www.mymovies.it/trailer/?id=34290

La guerra di Mario

"La guerra di Mario" di A.Capuano

Recensione

Trailer

Il matrimonio di Tuya

"Il matrimonio di Tuya" di G.Wang

Recensione

Trailer

La ricerca della felicità

"La ricerca della felicità" di G.Muccino

Recensione

Trailer

L'amico di famiglia

"L'amico di famiglia" di P.Sorrentino

Recensione

Trailer

Away from her

"Away from her" di S.Polley

Recensione

Trailer

La bestia nel cuore

"La bestia nel cuore" di C.Comencini

Recensione

Trailer

La finestra di fronte

"La finestra di fronte" di F.Ozpetek

Recensione

Trailer

Alla scoperta di Charlie

"Alla scoperta di Charlie" di M.Cahill

Recensione

Trailer

giovedì 23 ottobre 2008

Matilda 6 mitica

In realtà è un film del 1996 che ho già visto, però mi pare che possa dire, anche in modo ironico, i problemi presenti in una famiglia...

"Matilda 6 mitica",
Di D. De Vito

Recensione
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=14429

Trailer
http://www.youtube.com/watch?v=VfJAvIA9aJY

martedì 21 ottobre 2008

La Famiglia Savage

"La famiglia Savage"
di T. Jenkins

Recensione

Trailler:

lunedì 20 ottobre 2008

Primo tempo

Ciao a tutti! Benvenuti in questo nuovo blog dedicato al cinema, o meglio al cinema in Seminario. Compagni della "commissione cinema" avete ricevuto via mail l'invito per poter essere autori con me del blog, in questo modo potete segnalare i film tramite nuovi post e non tramite commenti. Il tutto sarà più odinato. Saluti a tutti, Pie!

PS: non cancellate o modificate post altrui, grazie