Una nuova ricerca del Politecnico di Milano traccia il futuro della televisione digitale: nel 2010 gli incassi supereranno quelli dell'analogica, ma già oggi il giro d'affari in Italia è di tre miliardi e mezzo di euro l'anno e solo il 14% viene dagli spot
di Jaimé D'Alessandro
Digitale, sempre più a pagamento e con pochi spot. Ecco come sarà la televisione del futuro, almeno stando all'ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano. Fotografia di un mondo in forte trasformazione che, lasciandosi alle spalle l'analogico, potrebbe cambiare sensibilmente la sua morfologia. Il sorpasso, come giro d'affari, è previsto per il 2010. Con due anni di anticipo rispetto all'abbandono definitivo del vecchio sistema di trasmissione. Ma già oggi il digitale vale il 38% del business televisivo, con un tasso di crescita che nel 2008 è stato del 15%. Il che significa tre miliardi e mezzo di euro circa, sul totale di otto miliardi e passa, tenendo conto anche di mobile tv e Web tv. Ma attenzione: chi pensava che sarebbero state queste ultime due a fare la differenza resterà deluso.
Sky gestisce l'87% degli introiti della televisione digitale. Seguita dal digitale terrestre, che è passato dall'8 al 9% nell'ultimo anno, dalla mobile tv con il 2% e della Web tv che invece ha solo l'1%. A questo va aggiunto che i guadagni non derivano più tanto dalla pubblicità, che vale "solo" 14%, quanto dagli abbonamenti e dalle trasmissioni a pagamento come partite di calcio e film. Per il futuro, si legge nella ricerca del Politecnico di Milano, la battaglia per offrire contenuti pay sarà quindi fondamentale. Con Sky che continua a crescere, potenziare e arricchire la sua offerta e Mediaset, dall'altra, che inizia a giocare una partita più aggressiva sul digitale terrestre puntando sulla diffusione di televisori piatti dotati di sintonizzatore integrato. A differenza della Rai, che per ora resta ai margini di questa competizione.
Stenta a decollare l'IpTv, quella offerta da Fastweb, Telecom o Tiscali attraverso la linea telefonica, che può contare su poche centinaia di migliaia di utenti malgrado le massicce campagne pubblicitarie. Segno di sfiducia nei confronti di certi operatori e, in alcuni casi, di una scarsa qualità del servizio. Più interessante le nuove proposte di grandi multinazionali della tecnologia. Microsoft ad esempio, attraverso la sua ultima console Xbox 360 e il relativo servizio online, da oggi offre ai suoi utenti la possibilità di acquistare e scaricare film. Entrando in competizione non tanto con iTunes della Apple, che ha sempre negato alla maggior parte degli europei programmi televisivi e blockbuster hollywoodiani, quanto con Sky e il digitale terrestre. E la Sony, con la PlayStation 3, si prepara a fare lo stesso.
La mobile tv invece, quella su cellulare, fino ad ora si è dimostrata un fallimento soprattutto perché proposta a prezzi del tutto irragionevoli. Di conseguenza gli operatori di telefonia mobile, che presidiano il settore, hanno cominciato a cambiare atteggiamento. 3, in particolare, da giugno offre alcuni canali gratuiti sperando nella diffusione della mobile tv e nell'aumento conseguente dell'audience. La vera moneta di scambio con gli inserzionisti pubblicitari. Se basterà o meno a correggere gli errori del passato è tutto da vedere. Anche se l'entrata in scena di colossi come la Nokia, che ormai inizia a vendere oltre ai cellulari anche intrattenimento, e l'accesso al Web sempre meno costoso da telefonino, potrebbero cambiare le cose. Aiuterebbe infatti il diffondersi di un utilizzo più multimediale dei cellulari, usati fino ad ora dalla maggior parte degli italiani solo per chiamare e mandare sms.
Su Internet infine si sta assistendo a un aumento vertiginoso sia di operatori sia di canali, oggi oltre 600. Eppure la mortalità in questo settore è altissima e circa il 50% dei soggetti nati nel 2008 non sono arrivati a fine anno. Inoltre la Web tv non è da considerarsi un mercato specifico, isolabile dal più complessivo mondo dell'online. Questo significa minore spazio agli operatori "puri", quelle start-up come Joost o Babelgum che infatti stanno avendo non poche difficoltà a far quadrare i conti. A differenza di quegli editori, iniziando dal Gruppo l'Espresso, che hanno un'offerta più variegata fatta anche ma non solo di palinsesti televisivi e capace di raggiungere gli utenti sia su mobile, attraverso Internet o il digitale terrestre. Anche qui però le cose potrebbero cambiare nel giro di due anni. La Toshiba, ad esempio, sta sviluppando una nuova generazione di televisori, Cell Tv, che utilizzano i chip della PlayStation 3 per individuare, organizzare e gestire facilmente tutte le sorgenti video disponibili. I dvd ovviamente, ma anche il digitale terrestre e soprattutto i canali presenti sulla Rete. Uno dei limiti maggiori delle Web tv infatti, sta nell'esser confinata allo schermo del computer e nel non poter competere, malgrado la ricchezza dell'offerta, con Sky, Rai o Mediaset. La Cell Tv, e altri prodotti simili in fase di sviluppo, permetterebbe di aggirare l'ostacolo oggi superabile solo collegando il computer direttamente allo schermo televisivo. Cosa che, per quanto possa apparire semplice, non fa praticamente nessuno.
Sky gestisce l'87% degli introiti della televisione digitale. Seguita dal digitale terrestre, che è passato dall'8 al 9% nell'ultimo anno, dalla mobile tv con il 2% e della Web tv che invece ha solo l'1%. A questo va aggiunto che i guadagni non derivano più tanto dalla pubblicità, che vale "solo" 14%, quanto dagli abbonamenti e dalle trasmissioni a pagamento come partite di calcio e film. Per il futuro, si legge nella ricerca del Politecnico di Milano, la battaglia per offrire contenuti pay sarà quindi fondamentale. Con Sky che continua a crescere, potenziare e arricchire la sua offerta e Mediaset, dall'altra, che inizia a giocare una partita più aggressiva sul digitale terrestre puntando sulla diffusione di televisori piatti dotati di sintonizzatore integrato. A differenza della Rai, che per ora resta ai margini di questa competizione.
Stenta a decollare l'IpTv, quella offerta da Fastweb, Telecom o Tiscali attraverso la linea telefonica, che può contare su poche centinaia di migliaia di utenti malgrado le massicce campagne pubblicitarie. Segno di sfiducia nei confronti di certi operatori e, in alcuni casi, di una scarsa qualità del servizio. Più interessante le nuove proposte di grandi multinazionali della tecnologia. Microsoft ad esempio, attraverso la sua ultima console Xbox 360 e il relativo servizio online, da oggi offre ai suoi utenti la possibilità di acquistare e scaricare film. Entrando in competizione non tanto con iTunes della Apple, che ha sempre negato alla maggior parte degli europei programmi televisivi e blockbuster hollywoodiani, quanto con Sky e il digitale terrestre. E la Sony, con la PlayStation 3, si prepara a fare lo stesso.
La mobile tv invece, quella su cellulare, fino ad ora si è dimostrata un fallimento soprattutto perché proposta a prezzi del tutto irragionevoli. Di conseguenza gli operatori di telefonia mobile, che presidiano il settore, hanno cominciato a cambiare atteggiamento. 3, in particolare, da giugno offre alcuni canali gratuiti sperando nella diffusione della mobile tv e nell'aumento conseguente dell'audience. La vera moneta di scambio con gli inserzionisti pubblicitari. Se basterà o meno a correggere gli errori del passato è tutto da vedere. Anche se l'entrata in scena di colossi come la Nokia, che ormai inizia a vendere oltre ai cellulari anche intrattenimento, e l'accesso al Web sempre meno costoso da telefonino, potrebbero cambiare le cose. Aiuterebbe infatti il diffondersi di un utilizzo più multimediale dei cellulari, usati fino ad ora dalla maggior parte degli italiani solo per chiamare e mandare sms.
Su Internet infine si sta assistendo a un aumento vertiginoso sia di operatori sia di canali, oggi oltre 600. Eppure la mortalità in questo settore è altissima e circa il 50% dei soggetti nati nel 2008 non sono arrivati a fine anno. Inoltre la Web tv non è da considerarsi un mercato specifico, isolabile dal più complessivo mondo dell'online. Questo significa minore spazio agli operatori "puri", quelle start-up come Joost o Babelgum che infatti stanno avendo non poche difficoltà a far quadrare i conti. A differenza di quegli editori, iniziando dal Gruppo l'Espresso, che hanno un'offerta più variegata fatta anche ma non solo di palinsesti televisivi e capace di raggiungere gli utenti sia su mobile, attraverso Internet o il digitale terrestre. Anche qui però le cose potrebbero cambiare nel giro di due anni. La Toshiba, ad esempio, sta sviluppando una nuova generazione di televisori, Cell Tv, che utilizzano i chip della PlayStation 3 per individuare, organizzare e gestire facilmente tutte le sorgenti video disponibili. I dvd ovviamente, ma anche il digitale terrestre e soprattutto i canali presenti sulla Rete. Uno dei limiti maggiori delle Web tv infatti, sta nell'esser confinata allo schermo del computer e nel non poter competere, malgrado la ricchezza dell'offerta, con Sky, Rai o Mediaset. La Cell Tv, e altri prodotti simili in fase di sviluppo, permetterebbe di aggirare l'ostacolo oggi superabile solo collegando il computer direttamente allo schermo televisivo. Cosa che, per quanto possa apparire semplice, non fa praticamente nessuno.
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